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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca

Da New York a Pechino Express: l’anconetano Andrea Belfiore in coppia con Joe Bastianich

Era arrivato negli States nel 2007 con una borsa di studio al Berklee. Poi nel 2010 è approdato a New York dove ha suonato la batteria in numerose band, ma la pandemia ha congelato i concerti. Così si è reinventato chef e adesso ha una società che fattura 1,6 milioni di dollari

ANCONA - Che l’America sia il Paese delle opportunità è risaputo. Un’economia tanto spietata, quanto capace di offrire le opportunità della vita. E’ successo ad Andrea Belfiore, anconetano di 36 anni, che nel 2007 ha vinto una borsa di studio messa in palio da Umbria Jazz per entrare al Berklee College of Music di Boston. Al termine dell’esperienza si è trasferito a New York dove ha suonato la batteria per diverse band. Centianaia di concerti e tour, fino all’arrivo della pandemia che ha bloccato tutti gli spettacoli dal vivo. «Ho sempre avuto una passione per la cucina - racconta - così ho messo a frutto quello che già avevo cominciato a fare nel 2019: training di pasta fatta a mano» In pratica ha cominciato ad insegnare agli americani come fare i nostri piatti tradizionali. E dai limiti imposti dalle restrizioni dovute all’emergenza covid, come avrebbe fatto ogni buon americano, ne ha tratto un’opportunità. «Avevo aperto un sito internet - continua Andrea - così ho iniziato le mia class online». Il progetto è decollato e ha chiuso il 2022 con un fatturato di 1,6 milioni di euro. 

Pechino Express

Poi l’incontro con Joe Bastianich, il musicista e imprenditore nel settore della ristorazione diventato famoso in Italia grazie al programma Masterchef. «E’ stata la musica a farci conoscere - dice Andrea -, ma la nostra passione per la cucina ci ha unito. Così ha voluto che partecipassi in coppa con lui a Pechino Express». La nuova edizione del programma andrà in onda su Rai2 a partire da marzo. «Un’esperienza che ci ha legati ulteriormente - prosegue Andrea - ci siamo divertiti e ci siamo emozionati».

Le vite all’estero

Ma quella di Andrea Belfiore non è l’unica storia di marchigiani all’estero. Francesco Stefanelli, anconetano, 39 anni, laurea in ingegneria industriale a Bologna, si trova a New York dal 2021 e si occupa di Mergers & Acquisitions in ambito Manufacturing e Supply Chain. Tradotto: fusioni e acquisizioni che hanno lo scopo di modificare l’assetto di due o più aziende. «Nel mio caso lavoro con multinazionali e fondi di investimento e Private Equity» spiega. Poi c’è Mattia Fiumani, osimano di 40 anni, che ha vissuto all’estero ben 15 anni: Australia, Egitto, Isole Fiji, Scozia, Svizzera, Los Angeles e Germania. E’ espatriato da architetto. A Berlino ha avuto l’illuminazione per la regia. Oggi ha fondato un collettivo di registi che ha sede sul monte Conero. Dei tre è l’unico che ha fatto ritorno in patria. «Cerco un equilibro tra quello che è la mia identità e un confronto continuo che manca nei posti piccoli» dice Mattia. Quello che ha spinto i tre marchigiani a lasciare la provincia è stata la necessità di rapportarsi con contesti più ampi, più performanti e dinamici dove potersi misurare. A New York, ad esempio, «c’è un mercato del lavoro in continua evoluzione che spinge le persone ad aggiornarsi, a competere, credere e sviluppare i propri sogni da imprenditori - spiega Francesco - qui il tasso di disoccupazione è ai minimi, ricevo ogni settimana 10 proposte di lavoro, e non sto cercando lavoro». Il confronto con le grandi realtà è entusiasmante. A volte impegnativo, ma di certo appagante. Salvo che ad un certo punto scatti una molla. «La vita nelle grandi città non mi è piaciuta più - racconta Mattia - è fatta di una competizione sfrenata che come prezzo da pagare ha la perdita della propria identità. Mentre la vera sfida, per me, è mantenere un’identità. Così sono tornato». In fondo un pizzico di nostalgia dell’Italia ce l’hanno un po’ tutti gli expat. «Amo l’Italia - dice Andrea - forse un giorno tornerò, ma preferirei comunque una grande città». 

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