Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

I tentacoli della 'ndrangheta nelle Marche: case e terreni sequestrati per 5 milioni di euro

Blitz della Guardia di finanza ad un imprenditore originario della provincia di Reggio Calabria, con interessi imprenditoriali nel settore dell’edilizia

È ritenuto il capo, promotore ed organizzatore di una fazione mafiosa all’interno della cosca degli Alvaro, di Sant'Eufemia d'Aspromonte (Reggio Calabria), con compiti decisionali e di pianificazione delle azioni delittuose da compiere. Per questo è scattato il blitz della Guardia di finanza ad un imprenditore originario della provincia reggina, con interessi imprenditoriali nel settore dell’edilizia, la cui figura criminale era emersa nell'operazione “Eyphemos”, che ha consentito di disvelare l’articolazione e l’operatività del locale di ‘ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte, dotato di margini di autonomia rispetto alla cosca di riferimento, quella degli Alvaro, al cui interno l'imprenditore avrebbe rivestito un ruolo di vertice.

Sono stati sequestrati così beni, per 5 milioni, all'imprenditore tra la Calabria e le Marche. I finanzieri del comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata – Scico e dei comandi provinciali della Guardia di finanza di Ancona e Pesaro-Urbino, coordinati dalla procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, diretta da Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione - in Calabria e nelle Marche - ad un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale. Il contesto investigativo è quello dall’operazione “Eyphemos”, già condotta dalla squadra mobile della questura di Reggio Calabria ed il sequestro è frutto della sinergica collaborazione tra forze di polizia nel contrasto alla criminalità organizzata, sotto il coordinamento della locale procura.

L’indagine a carattere economico-patrimoniale è stata eseguita da militari appartenenti al Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria di Reggio Calabria. In particolare, sulla base delle risultanze investigative, l’imprenditore sarebbe risultato il capo, promotore ed organizzatore di una fazione mafiosa all’interno del predetto locale di ‘ndrangheta, con compiti decisionali e di pianificazione delle azioni delittuose da compiere. Inoltre, grazie al proprio carisma criminale, sarebbe riuscito a catalizzare un cospicuo numero di sodali desiderosi di fondare un banco nuovo, ovvero di formalizzare quell’autonomia che, di fatto, già da tempo veniva esercitata dal gruppo. L’imprenditore pianificava anche le attività economiche da avviare attraverso cui riciclare il denaro e coordinava la realizzazione di atti di disposizione patrimoniale finalizzati ad eludere l’applicazione di misure patrimoniali attraverso l’intestazione fittizia dei beni a lui riconducibili. Per tali condotte - allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità - l'uomo è stato condannato in secondo grado alla pena di 19 anni di reclusione per il reato, tra gli altri, di associazione di stampo mafioso.

I beni sequestrati

Su queste basi, con il provvedimento in esecuzione, la sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria - allo stato del procedimento e impregiudicata ogni diversa successiva valutazione nel merito - ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dell’illecito patrimonio riconducibile all’imprenditore, costituito, nello specifico, dall’intero compendio aziendale di 1 ditta individuale e 2 società operanti nel settore edile, 10 immobili, di cui 3 terreni e 7 fabbricati ubicati nelle province di Reggio Calabria, Ancona e Pesaro Urbino, oltre a rapporti bancari, finanziari, assicurativi e relative disponibilità, per un valore complessivamente stimato in circa 5 milioni di euro.

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