Terrorismo: è originario di Senigallia Andrea-Abdul, presunto jihadista

E' stato bloccato ieri all'alba, davanti ai genitori sbigottiti, due giorni prima che partisse per il Marocco, ufficialmente per approfondire la conoscenza dell'arabo e della sua nuova fede

È nato a Senigallia Andrea C., 29 anni, nome di battaglia Abdul Wahid As Siquili, il ragazzo arrestato con accuse pesantissime da parte dell’antimafia di Cagliari, riconducibili al terrorismo internazionale.
Operaio modello, vita in famiglia con i genitori e i fratelli più piccoli, una fidanzata italiana, un'amica marocchina, lo studio dell'arabo e del Corano, pochissimi amici e rare frequentazioni dei centri di preghiera islamica a Pesaro, Montelabbate, Fermignano.

Persona schiva, nessuna segnalazione nelle banche dati della polizia, esistenza routinaria. Secondo gli inquirenti e gli agenti della Digos di Cagliari, che ieri sono andati ad arrestarlo insieme a quelli di Pesaro nell'abitazione familiare, a Montelabbate, Andrea-Abdul, convertitosi alla religione islamica da qualche anno, sarebbe un elemento di spicco del gruppo che faceva proselitismo jihadista via internet.
Dieci gli indagati a vario titolo per addestramento ad attività con finalità di terrorismo internazionale. Il ragazzo, in particolare, è sospettato di aver diffuso attraverso il web manuali sulla preparazione di ordigni, sulle azioni di guerriglia, e sulle regole per eludere i controlli.

E' stato bloccato ieri all'alba, davanti ai genitori sbigottiti, due giorni prima che partisse per il Marocco, ufficialmente per approfondire la conoscenza dell'arabo e della sua nuova fede. Il 17 aprile, Andrea-Abdul si era licenziato dalla fabbrica di cornici in cui lavorava. In tasca aveva un biglietto aereo Bologna-Rabat (partenza il 25 aprile) e se i poliziotti non fossero arrivati prima forse sarebbe entrato nelle fila dei soldati di Al Qaeda. Un bel salto, per un ragazzo nato a Senigallia e vissuto sempre nelle Marche, da ultimo a Montelabbate. Un paesino dove tutti si conoscono e dove la lunga barba che si era fatto crescere e le sue nuove abitudini alimentari non erano passate inosservate.

Nessuno tuttavia era arrivato a sospettarlo di attività eversive. Nella sua cameretta un pc e materiale informatico sequestrato dagli investigatori. Nessuna traccia di progetti di attentati (piantine o documenti su luoghi specifici), almeno stando a quanto è filtrato finora. Insieme al giovane, in provincia di Pesaro c'é un altro indagato dell'operazione 'Niriya', un emigrato nordafricano.
 
 

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