Contagi al minimo, Nadia Storti: «Il virus correva, noi l'abbiamo superato così»

Cessata l'emergenza, la d.g. di Asur Marche indica la strada per il futuro: «L'arma vincente è l'assistenza territoriale e domiciliare»

Nadia Storti, d.g. di Asur Marche

Assistenza territoriale e domiciliare: è questa la strada del futuro per combattere il Covid, anche in previsione di un possibile ritorno. Ne è convinta la dottoressa Nadia Storti, direttrice generale di Asur Marche che, a margine della conferenza stampa organizzata per tracciare un bilancio dell’attività svolta da Medici Senza Frontiere, ha fatto il punto della situazione sull’emergenza sanitaria, ormai sotto controllo e in fase di risoluzione. «Non dobbiamo abbassare la guardia - è l'avvertimento della d.g. - e ricordare che nel momento in cui è scoppiata la pandemia, il virus andava avanti e noi gli correvamo dietro. Siamo riusciti a superarlo quando abbiamo capito che era necessario lavorare non solo all’interno degli ospedali, ma anche nel territorio».

Il bagaglio esperienziale permette di definire la strategia del futuro: «Isolare immediatamente l’eventuale paziente positivo, controllare a cerchi concentrici chi ha avuto contatti con lui ed impedire, se possibile, che entri all’ospedale. I Dipartimenti di prevenzione, i Distretti, i medici di Medicina generale e le Usca, cioè le unità speciali di continuità assistenziale, rappresentano le armi vincenti». L’altra arma è rappresentata dall’incrocio fra test sierologici e tamponi. «Stiamo effettuando i primi su tutti i dipendenti del sistema sanitario regionale - spiega la Storti -. A Torrette si sono già conclusi (il 6% del personale è risultato contagiato), ora stiamo continuando sulle altre strutture. Chi dovesse risultare positivo verrà sottoposto a tampone per accertare se sia portatore del virus». 

Nelle strutture per anziani è stato decisivo il sostegno dei Medici Senza Frontiere. «Li ringrazio per aver contribuito a creare un’importante sinergia di cui faremo tesoro per il futuro. Presto, con tutte le cautele e le misure di sicurezza del caso, i parenti potranno tornare a far visita ai propri cari nelle Rsa e nelle case di riposo». Quanto agli ospedali, si va verso il ripristino della normale attività, sia pure in modo graduale, con sanificazioni costanti, distanziamento interpersonale e percorsi separati: «In tutte le strutture - conclude la dottoressa Storti - dovrà essere individuata un’area dedicata ai “pazienti grigi” per chi arriva in urgenza, in modo da sottoporlo a tampone e azzerare il rischio di contagio». 

Missione conclusa, i Medici Senza Frontiere lasciano le Marche

Medici Senza Frontiere nelle Rsa: IL VIDEO 

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