«L'ultima sera il 60% dei giovani ha ordinato analcolico: un'altra movida è possibile»

Sabato scorso il cantante raggae Galup ha richiamato quasi 600 giovani e giovanissimi, di cui il 60% si è goduto il concerto con una bevanda analcolica

Il cantante raggae Gapul con lo staff del Jamaica

Sabato scorso il cantante raggae Galup ha richiamato quasi 600 giovani e giovanissimi, di cui il 60% si è goduto il concerto con una bevanda analcolica. Dove? Al Jamaica Happy Pub, i cui titolari Luca e Cristina Zagaglia ci scrivono una lettera per dire la loro sulla la movida ad Ancona, tra un divertimento da ritrovare e il problema dello sballo tra i giovanissimi.

Lettera al giornale

"A seguito dei recenti articoli di giornale riguardanti la movida anconetana ed all’indomani del caso della ragazzina tredicenne in coma etilico, riteniamo di dover far chiarezza in merito alla situazione della vita notturna cittadina in quanto non viene mai riportato come ad Ancona ci sia anche un modo di far divertire onesto, sano, giusto e non tossico. Non si dice mai che ci sono imprenditori che si alzano al mattino e, nonostante l’insostenibile pressione fiscale e le infinite burocrazie, cercano di offrire ai loro clienti un servizio sicuro, professionale e di qualità. Sempre nei suddetti articoli, presunti professionisti della notte, sedicenti “Briatore” anconetani si arrogano il diritto di ammonire noi gestori perché non consideriamo gli universitari come una risorsa quando nel nostro locale, da anni, si organizzano serate universitarie completamente a tema, occupandoci addirittura del servizio navetta per riportare tutti a casa senza pensieri. Proprio da noi, sabato scorso, centinaia di universitari, giovani e giovanissimi hanno ascoltato un bravissimo musicista emergente, si sono divertiti e per il 60% sono state consumate bevande analcoliche. In molti ci hanno ringraziato prima di andare via senza far registrare nessun problema di ordine e di salute. Eppure le testate riportano solo di giovani ubriachi, anche tramortiti al limite del coma etilico. E noi che facciamo eticamente questo lavoro ci chiediamo e chiediamo agli organi di stampa, di sicurezza e di amministrazione se davvero valga la pena seguire le leggi del profitto a discapito della qualità, ma soprattutto dell’etica e della sicurezza. A nostro parere il minimo che si possa fare è far sapere che esistono luoghi, persone e attività da frequentare ed altri no perché rappresentano la peggior forma di movida che si possa augurare ad una città come Ancona, ai suoi giovani, ai nostri figli".

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