«La movida è un movimento culturale, ma quale Ibiza: Ancona non ha la vocazione di altre città»

Il consigliere comunale del M5S: «Bisogna invogliare i ragazzi a iniziare qualcosa che possa crescere e proliferare culturalmente, anziché soffocarlo»

Francesco Prosperi

 «La movida? Non è lo sballo in discoteca o ubriacarsi il sabato sera, ma la voglia di creare un movimento culturale in grado di prolificare e dare un’identità alla città». Non consumismo dunque, ma focolaio culturale in grado di aiutare i giovani a creare prima e ad ed esprimere poi le proprie esigenze. A parlare così è il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle di Ancona, Francesco Propsperi, che ha voluto spiegare il suo concetto di movida dopo aver criticato via facebook la presa di posizione del 21enne Mauro Cesaretti definendola una stupidaggine. «Il concetto di movida è un lavoro enorme, che può essere fatto solo nel lunghissimo periodo con un dialogo tra amministrazione comunale e cittadini». Prosperi inizia i suoi esempi con la storia del Glue Lab: «E’ stato chiuso per ordinanza del sindaco dopo l’esposto di alcuni cittadini. Ad Ancona c’è una storia di alternativa rock musicale, con gruppi anche noti in Italia e movimenti artistici nati dal basso. C’è un fuoco che arde sotto la cenere che andrebbe alimentato, ma chi ha provato a far proliferare centri d’aggregazione che volevano esprimere questo, come il Glue Lab o il Thermos, ha visto naufragare i suoi tentativi. Questo dipende anche dal fatto che cambiano le mode». Locale come centro di aggregazione culturale e non di consumo alcolico perché la movida, dice Prosperi dopo una gioventù trascorsa anche a Barcellona: «E’ un discorso più profondo, un movimento con cui i giovani spagnoli usciti dalla dittatura di Franco volevano venire fuori e riappropriarsi delle loro città. Non si può paragonare Ancona neppure con Ibiza, con Milano o Gallipoli, ha un'altra vocazione- sostiene il consigliere-  non si può ragionare per similitudini. Lo spirito di una città è dato dalla città stessa e non si può pensare di importarlo in modo artificiale prendendo esempio altri luoghi».

Il Comune, i giovani e i cittadini

«Se parliamo di cultura è un conto, se parliamo di commercio è un altro ragionamento - prosegue Prosperi - Ad Ancona c’è un fermento che non riesce a venire fuori. Bisogna invogliare i ragazzi a iniziare qualcosa di piccolo che possa crescere e proliferare culturalmente. Può essere un locale che aggrega gente con il rock alternativo, o anche un locale di Salsa, ma se le cose piccole vengono chiuse sul nascere è chiaro che poi non ne nascono di nuove. Alimentando e non abortendo le iniziative che ci sono già state si potrebbe avere un effetto leva ed una emulazione». E il Comune? «Potrebbe favorire momenti di incontro con i cittadini e i comitati di quartiere per vedere se è possibile cambiare le soglie di tolleranza, mi riferisco agli orari e al volume delle animazioni anche se non credo che una serata debba per forza finire alle 6 di mattina. In America ad esempio, la sera inizia prima e si torna a casa prima. Se poi il centro città non è ritenuto idoneo per alcuni tipi di iniziative bisogna ragionare su altri posti, come il Lazzaretto o il Porto, senza voler fare di Ancona una grande e unica notte bianca».

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