Si è accasciato sulla spalla dell'amico, è morto così Daniele: instancabile volontario Caritas

La Polizia non ipotizza alcun reato, tuttavia il pm Ruggiero Dicuonzo ha disposto che la salma fosse trasportata all’ospedale di Torrette in attesa dell’autopsia

Daniele Traversetti

Era di ritorno alla sede Caritas di Ancona quando, ad un tratto, come volesse riposare, si è accasciato sulla spalla dell’amico Remo Baldoni al volante del Fiat Doblò grigio, che ha poi inchiodato per accostare e chiedere aiuto al 118. Ma da quell’istante non si è più risvegliato ed è morto così Daniele Traversetti, anconetano di 46 anni, per una vita operaio impiegato in una ditta di pulizia del trasporto ferroviario. Poi aveva perso il lavoro nel 2005, dopo di che si era sempre dato da fare con vari impieghi. Ma da quella volta aveva deciso di dedicarsi soprattutto al sociale, di aiutare gli altri. Così è entrato in Caritas, dove si è sempre speso come volontario. Il suo principale compito è sempre stato al servizio vestiario, attraverso il quale l'organo pastorale aiuta le famiglie più povere ad avere vestiti e indumenti di vario genere. Proprio lì, nella sede di via Podesti dove Daniele era passato anche stamattina. Aveva saputo che serviva un aiuto in più per il mercoledì pomeriggio e voleva far sapere agli operatori che lui era disponibile. Tanto per cambiare. Sì, perché una delle qualità per cui la Caritas anconetana ricorderà Daniele Traversetti era la sua infinità bontà, la sua sensibilità e la disponibilità a dare una mano a chiunque glielo chiedesse. Sarebbe dovuto rientrare in sede per pranzo, ma Daniele non è più tornato perché il suo cuore si è fermato in piazza Ugo Bassi alle 11,30 di stamattina. Sul posto, oltre l’automedica e la Croce Rossa, c’erano anche le Volanti della Polizia che non ipotizza alcun reato, tuttavia il pm Ruggiero Dicuonzo ha disposto che la salma fosse trasportata all’ospedale di Torrette in attesa dell’autopsia. 

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Tragedia in strada, muore volontario della Caritas - VIDEO

«Daniele era un uomo introverso ma anche molto disponibile - ha ricordato Simone Breccia, coordinatore dell'associazione S.S. Annunziata, insieme agli operatori Stefania Papa e Andrea Tondi - Era un volontario impagabile e una persona a cui era impossibile non volere bene perché sempre pronto a dare una mano, sempre aperto a dimostrarlo anche col contatto fisico. Era un fratello». Sigarette nel taschino e cappello in testa, per Daniele ogni giorno era fatto per dare una mano agli altri. A lui servivano poche parole perché era pieno di energia e impegno. Sempre in prima linea per aiutare i poveri, lui che la povertà l’aveva conosciuta e che per anni ha riconosciuto negli occhi delle tantissime persone incontrate e aiutate. Lo stesso disagio raccontato in un suo scritto pubblicatolo lo scorso dicembre sul periodico “Voci di Strada” dopo un servizio dedicato a raccogliere coperte e indumenti invernali da donare ai senzatetto: “E’ molto importante questa raccolta per le persone che hanno bisogno di vivere nel modo più normale possibile. Una cosa che ho notato, anno dopo anno, è che purtroppo la povertà aumenta”. In una società in cui la povertà si guarda solo se rappresentata con grandi numeri o quando dà fastidio, Daniele rimane un esempio di abnegazione per il prossimo, di un amore espresso col quel suo timido sorriso che si disegnava lentamente sulle sue labbra quando si apriva ad una battuta ironica o all’abbraccio di un amico. 

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