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La coppia deceduta

La coppia deceduta

Il Covid uccide suo papà e sua mamma a distanza di 5 giorni, il dramma di Fabrizio

Fabrizio Fiori è professore di Fisica Applicata alla Facoltà di Medicina. Nel giro di 5 giorni il Covid si è portato via gli amati genitori. Questa la sua drammatica storia

«Dopo un po' di titubanze, mi decido a scrivere dello tsunami che si è abbattuto su me e i miei cari nell'ultimo mese. Mi sono ammalato di covid, l'ho preso dai miei genitori, a loro volta contagiati da una persona che, senza saperlo, glielo ha portato in casa». Inizia con queste parole il drammatico racconto di Fabrizio Fiori, professore universitario di Fisica Applicata alla facoltà di Medicina della Politecnica delle Marche. Fabrizio ha perso i suoi genitori nel giro di appena 5 giorni, strappati da questo mondo dalla violenza di un virus infame, che continua giorno dopo giorno a stravolgere le nostre vite. Il primo a morire è stato Carlo, il papà 95enne: poi a distanza di pochi giorni ecco l'aggravarsi delle condizioni di Elvia, la sua amata mamma di 92 anni, che ha combattuto invano con tutte le sue forze.

«Sono stato isolato a casa per 9 giorni dal resto della mia famiglia (per fortuna tutti negativi) - scrive Fabrizio in un lungo post sulla sua pagina Facebook - e poi una settimana in ospedale con diagnosi di polmonite da covid, per fortuna limitata ad un area poco vasta dei miei polmoni. Alla fine sono guarito, ora sono ancora convalescente a casa, ma non ho grossi problemi. Sono stato fortunato. I miei genitori no, sono morti entrambi. Prima mio padre, all'indomani del mio ricovero, e poi dopo 5 giorni mia madre, il giorno prima che venissi dimesso. La mia malattia mi ha concesso un paio di piccoli privilegi rispetto agli altri parenti: poter vedere un'ultima volta mio padre e fare un'ultima carezza sul suo volto, anche se ormai senza vita, prima che lo portassero via per sempre, e stare due giorni e due notti nel letto accanto a quello di mia madre, provare a consolarla e a sorreggerla, chiacchierando a volte come se fosse uno dei normali pomeriggi in cui andavo a trovarli. Poi io sono migliorato, il posto nella terapia subintensiva serviva a qualcun altro più grave di me, e mi hanno trasferito in un altro reparto. Per fortuna per me, ma anche purtroppo, perchè ho dovuto lasciare mia madre lì da sola negli ultimi 3 giorni della sua vita. Si lo so, erano molto anziani. Detto più brutalmente, erano vecchi. Ma guardate questa foto: è di poco più di un mese fa. Era il compleanno di mio padre, e per festeggiare avevano fatto le zeppole. Non so se a qualcuno dei tanti che in questo periodo allucinante si sentono Dio, e minimizzano sparando sentenze su chi è ora che muoia e chi no ("erano vecchi", "erano malati"), vedendoli così sorridenti e in buona salute, venga il dubbio che avrebbe potuto non essere arrivata la loro ora se non fosse stato per il covid, anche se avevano 95 e 92 anni».

Fabrizio poi dà una stoccata a tutti i negazionisti, che nei giorni scorsi lo avevano attaccato minimizzando la sua drammatica situazione: «Secondo alcuni, mio babbo e mia mamma sono morti per una malattia che è poco più di un'influenza. A questi vorrei far vedere il muro uniformemente bianco che c'era al posto dei polmoni nell'ultima radiografia del torace di mia madre, la sera prima che morisse. Avevo avuto una discussione con una persona, tempo fa, il tipico negazionista. Mi aveva dato del pagliaccio perchè indossavo la mascherina, mi aveva mandato a "morire ammazzato" perchè secondo lui credevo alla "farsa mondiale" (ho ancora il vocale sul cellulare). Aveva negato che allora ci fossero 35mila morti. Oggi, che sono tre volte tanti, e fra loro ci sono anche mio padre e mia madre, spero di non avere davanti più nessuno che mi faccia certi discorsi da dementi. Anzi, se c'è qualcun altro che la pensa così e che ora sta leggendo queste righe, ve lo dico chiaramente: state lontani da me». Infine il saluto ai suoi genitori, senza dimenticare il ringraziamento a tutto il personale medico: «Devo infine ringraziare con tutto il cuore il personale medico e infermieristico, i fisioterapisti e gli oss del reparto COVID 1B della Medicina d'Urgenza dell'Ospedale Regionale di Torrette di Ancona. L'esito infausto non cancella la competenza scientifica e tecnica che tutti hanno profuso nelle cure, ma soprattutto non cancella il calore umano e l'affetto con cui tutti hanno circondato mio padre e mia madre fino all'ultimo istante, e la commozione che tutti hanno voluto esprimerci per un epilogo tanto triste. Non so se i miei sono da qualche parte adesso, ma se si, sono mano nella mano, come probabilmente avrebbero voluto che succedesse: andarsene insieme dopo oltre 68 anni di vita in comune, fatti di tanti sacrifici e tante difficoltà, però sempre superate con gioia anche grazie alla forza che veniva loro dalle origini contadine. Ciao ma', ciao ba'».

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