«Così ho salvato quell'uomo, è stato un lavoro di squadra: il mio primo vero soccorso»

L'esclusivo racconto della dottoressa, specializzanda in medicina del lavoro all’università politecnica delle Marche, che ha salvato la vita di un anziano colpito da malore mentre faceva il bagno al Passetto

Michela Marcati

«Dopo anni passati ad insegnare le manovre di primo soccorso nelle aziende, questa è la prima volta in cui l’ho fatto con una persona in carne ed ossa. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno aiutato quell’uomo perché è stato un lavoro di squadra. Prima una donna si è accorta che stava male, poi un gruppo di ragazzi hanno avuto la forza di tirarlo fuori dall’acqua e poi io, con l’aiuto di una collega, dei bagnini e di un volontario, ho praticato il massaggio cardiaco. Ci tengo a dirlo perché nel primo soccorso è fondamentale la così detta “catena di sopravvivenza”. Sì, io sono la più qualificata e infatti mi sono fatta avanti per praticargli le manovre sanitarie, ma se non c’era chi si accorgeva della situazione e chi lo portava fuori, probabilmente non ci sarebbe stato tutto il resto». 

Ce lo racconta in esclusiva Michela Marcati, 31 anni, originaria di Noventa Vicentina (provincia di Vicenza) e specializzanda di medicina del lavoro all’università politecnica delle Marche. E’ stata lei ieri a praticare il massaggio cardiaco all’85enne che stava per morire annegato mentre faceva il bagno davanti al Passetto. E’ stata la prima volta per lei dopo aver imparato le manovre Bls e averle insegnate a sua volta per anni in Veneto. Oggi l'anziano è ancora ricoverato all'ospedale regionale di Torrette, ma sta bene ed è fuori pericolo grazie a Michela. «Io avevo visto un signore che nuotava con boccaglio e maschera quando stavo per entrare in acqua, lui era solo, a una decina di metri, poi mi sono accorta che lo stavano tirando a terra lungo la passerella d’acciaio alcuni ragazzi sui 20 anni e sono stati bravissimi. Da quello che ho capito se ne era accorta una signora che lo vedeva galleggiare senza muoversi. Fatto sta che quando lo hanno sistemato a terra, qualcuno si è avvicinato, però sono subentrata io presentandomi come medico. Gli ho tolto la maschera e, dopo aver constatato che era in arresto cardiaco, ho cominciato a praticare le manovre di primo soccorso. Ho massaggiato per qualche minuto. Non so bene quanti, forse 3 o 4. Vicino a me c’era una ragazza, anche lei medico, che mi ha aiutato a tenergli la testa, poi sono arrivati i bagnini e un volontario, che mi hanno aiutato a tenerlo e a posizionare il saturimetro. Nel frattempo io ero collegata con la centrale operativa del 118 e alla fine ha dato dei colpi di tosse. Non ha ripreso coscienza, ma il cuore a ricominciato a battere e lo abbiamo tenuto fermo su un fianco, fino all’arrivo del 118». 

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Un fatto non scontato che un medico conosca e applichi con freddezza e lucidità le manovre di primo intervento.«Io ci credo molto, per anni l’ho fatto su un manichino e non mi era mai successo, è stato emozionante e per fortuna si è ripreso. Io credo che sia importantissimo sensibilizzare sempre più alla pratica delle manovre di primo soccorso. E’ bene che si diffondano i defibrillatori come è bene che siano sempre più frequentati i corsi per imparare le prime manovre di disostruzione pediatrica. Qualcuno ha paura, pensa di non essere all’altezza, ma bisognerebbe vincere questa reticenza, io mi ci arrabbio quando colgo una certa diffidenza, ma quello che ho fatto io, può essere appreso e messo in pratica anche da chi non è medico, da tutti e, anzi, sarebbe bello cominciare ad insegnare il Bls e Blsd (Basic Life Support Defibrillation) già nelle scuole superiori. La conoscenza aiuta a vincere ogni paura e con quella conoscenza possiamo salvare la vita dichi ci sta accanto». 

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