"Eroi", ma senza tutele: medici e infermieri potenzialmente positivi e costretti a lavorare

Non vengono fatti abbastanza screening e con i giusti tempi. E' la denuncia dei sindacati che rileva anche lo stesso presidente delle Marche Acquaroli: «E' un problema da risolvere»

Foto di repertorio

Durante la prima ondata pandemica in Italia e nelle Marche erano gli “eroi”, quelli con i superpoteri, in grado di fermare il microscopico virus Covid-19 con la sola imposizione delle mani. Ma la verità è che loro, medici e infermieri, sono uomini e donne che si spaccano la schiena facendo forza sulle loro capacità professionali ottenute con anni di studi e sulla resistenza fisica. E se è vero che oggi nelle Marche «è fondamentale tenere gli ospedali puliti per giocare di anticipo sul contagio da Coronavirus», come ha detto l’assessore alla sanità Filippo Saltamartini, c’è qualcosa che non va, in primis a Torrette, dove un medico, un infermiere o un operatore socio sanitario che segnala di essere stato a contatto con una persona positiva al Covid, è costretto a lavorare ugualmente. Infatti, stando alla prassi, l’operatore sanitario va in isolamento solo di fronte a sintomi conclamati. Stando a diverse testimonianze di operatori sanitari di Torrette, se non ci sono sintomi chiari, medici e infermieri devono continuare a lavorare. E se fosse asintomatico? E se i sintomi si presentassero dopo giorni? Quel medico o quell’infermiere girerebbe per i corridoi dell’ospedale da potenziale untore. Qualcuno, per paura di essere contagioso, avrebbe anche inventato di avere sintomi influenzali pur di ottenere l'isolamento e il tampone. A domanda diretta ha risposto lo stesso presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli:

«E’ sicuramente una questione da risolvere e di cui discuteremo nei tavoli che stiamo facendo in questi giorni».

Intanto però insorgono le sigle sindacali Anaoo, Anpo, Cimo-Fesmed, Cigl, Cisl, Fvm, Fassid e Uil, le quali, con particolare riferimento ai reparti di Anestesia e Rianimazione, Pronto Soccorso, Medicina d’urgenza e Malattie infettive, segnalano una serie di problemi all'ospedale regionale di Torrette. Non solo manca un adeguato screening e tracciamento del virus tra i lavoratori, con un aumentato rischio di contagio tra colleghi, pazienti e familiari, ma ci sono una serie di criticità che vanno dall’elisoccorso notturno ai posti letto.

Primo. “Ogni giorno si prendono provvedimenti estemporanei che incrementano il caos dato da una disorganizzazione cronica che porta a una sempre peggiore qualità del lavoro e sempre un più alto rischio per i pazienti. Un esempio tra tanti è quello del personale che da un giorno all’altro diventa intercambiabile come infermieri di sala operatoria impiegati nelle rianimazioni. Certe decisioni ‘’emergenziali’’ potevano essere giustificabili a Marzo, non sicuramente dopo 7 mesi, dal momento che si conosceva benissimo l’alta probabilità di un nuovo picco epidemico. In tutto questo tempo non è accettabile che non sia stato ancora realizzato un piano strategico condiviso precedente alla seconda ondata”. 

Secondo. “Dopo 7 mesi,è inaccettabile che sotto le vesti di un'urgenza ben prevedibile si sopperisca alla cronica mancanza del personale con il blocco delle ferie, ufficializzato per gli infermieri, riferito oralmente per i medici dell’area dell’urgenza ed infettivologica”.

Terzo. “Mancanza di personale che potrebbe essere ulteriormente aumentare se l’amministrazione accettasse che dei dipendenti di questo ospedale vengano reclutati per formare il personale del Covid-Hospital di Civitanova. Decisione che ci vedrebbe fortemente contrari”.

Quarto. “Mancanza di personale che non solo non è stata mai risolta ma che si è aggravata ulteriormente con l’attivazione dell’elisoccorso notturno . Attivazione che è sembrata essere gestita come una vera emergenza. Un servizio mai avuto per tanti anni che, senza nasconderci dietro a un dito, è diventato indispensabile avviare prima della fine del mandato dell’ex presidente regionale”. 

Quinto. “All’amministrazione non sembra essere stato altrettanto urgente l’ adeguamento dei posti letto di terapia intensiva di 36 unità come da decreto del 19 maggio n.34 recepito dalla delibera regionale 751 del 16 Giugno. Di queste 36 unità ne abbiamo viste 4. Solo adesso, con la rianimazione che inizia a riempirsi di pazienti Covid si decide per una apertura improvvisa di 6 posti letto da rianimazione in quella che fino a qualche giorno fa fungeva da area Pacu. Apertura repentina che vede anestesisti e infermieri di sala diventare improvvisamente rianimatori e infermieri di rianimazione con inevitabile riduzione delle attività chirurgiche. Anche in Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza si assiste a un aumento dei turni e dei carichi di lavoro per garantire i percorsi separati tra pazienti infetti e non. Non è accettabile che certe scelte prese dall’alto senza una condivisione delle modalità organizzative ricadano sempre sulle spalle di lavoratori già allo stremo”. 

Sesto. “A tutto questo come non evidenziare ancora, a distanza di 7 mesi, la grave disorganizzazione dei percorsi per esempio una diagnostica urgente importante come la Tac utilizzata sia per pazienti Covid che non Covid, determinando inevitabilmente pericolosi ritardi diagnostici”.

Settimo. “Un’altra cosa inaccettabile è la mancanza del servizio notturno per lo sviluppo dei tamponi , con la conseguenza che pazienti ‘’grigi’’ in attesa della risposta sono letteralmente ‘’parcheggiati’’ per tutta la notte in attesa di una adeguata presa in carico”.

Per questo, si legge in una nota congiunta dei sindacati, “chiediamo inoltre a nome dei lavoratori se nella strategia regionale si vogliano mantenere le funzioni peculiari di alta specialità di questo ospedale senza sacrificarle come nel precedente periodo di emergenza da Covid”. In questo periodo nell’ospedale regionale di Torrette c’è un malcontento generalizzato e tutti gli operatori sanitari, tornati in prima linea per salvare le vite di chi è stato contagiato dal Coronavirus, vogliono una risposta a tutte le problematiche elencate “sperando che in futuro possa esservi una più trasparente condivisione delle scelte amministrative con un personale stremato da una situazione lavorativa sempre più faticosa, caotica e difficile”.

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