Mattia, baby bomber che sognava di diventare chef: «Era un figlio speciale»

Lo straziante ricordo del papà del 16enne travolto da un treno a Loreto. L'allenatore: «Quant'era felice per l'ultima tripletta». Uno psicologo a scuola

Mattia Perini insieme al papà Giordano

Ha attraversato di corsa i binari perché non voleva perdere il treno che l’avrebbe portato a casa, dopo la scuola. Zaino sulle spalle, cuffiette nelle orecchie, non si è accorto che in quel momento sopraggiungeva il Frecciargento 8820 Milano-Taranto, diretto a sud. Mattia Perini, studente dell’istituto alberghiero Einstein-Nebbia di Loreto e baby calciatore di 16 anni, non ha avuto scampo, è morto sul colpo, travolto da un impatto tremendo, a 150 chilometri orari.

Secondo gli inquirenti della Polfer, sono stati il cellulare (ritrovato con gli auricolari ancora attaccati) e la musica nelle orecchie a distrarre il giovane. Non ha visto il treno arrivare, non ha sentito i segnali acustici e nemmeno le urla dei compagni di scuola e di altri passeggeri che, impotenti, non sono riusciti a salvarlo. Quando si è accorto dell’arrivo del convoglio a tutta velocità, ormai era troppo tardi. Il corpo straziato di Mattia è finito nella massicciata. Il Frecciargento ha arrestato la sua corsa a 800 metri di distanza, dopo la brusca frenata del macchinista. Ora si attende l’autopsia, mentre gli inquirenti analizzeranno le immagini delle telecamere che hanno filmato in diretta la tragedia, in modo da ricostruire la dinamica esatta.

Ma ora è il tempo del dolore e delle lacrime, le stesse versate ieri sera nell’oratorio della SS. Annunziata, a Montecosaro, dove il 16enne viveva con la madre Simona: qui si sono ritrovati i compagni di squadra e i dirigenti del Montecosaro Calcio, dove Mattia giocava negli Allievi, dopo essere cresciuto nell’Academy Civitanova. Faceva l’attaccante e aveva il vizio del gol. «L’ultima partita l’ha fatta il 22 dicembre: abbiamo vinto 8-1 e lui ha segnato una tripletta - ricorda l’allenatore, Andrea Incipini -. Era un ragazzo serio, motivato, voleva apprendere ed era un esempio per lo spogliatoio». Il responsabile del settore giovanile del club calzaturiero, Frediano Pancotto, lo ricorda come «un attaccante promettente, un bravo ragazzo: è una tragedia assurda, non si può morire così a 16 anni». La passione per il calcio gliel’aveva trasmessa il padre Giordano Perini, navigato allenatore del dilettantismo marchigiano: ex tecnico di Aries Trodica e Vigor Sant’Elpidio, dall’estate scorsa guida le ragazze della Vis Civitanova, città in cui è molto conosciuto anche per aver gestito un negozio di articoli sportivi. «Era un figlio speciale, un amore di ragazzo - dice di lui il papà -. Era a modo, educato. A scuola era bravo. Pensava allo studio e al calcio. Voleva diventare un grande chef e io gli avevo trasmesso la passione per il calcio. Ci siamo visti l'ultima volta sabato, eravamo d'accordo ad andare a vedere insieme qualche partita. Adesso mi sembra incredibile parlare di lui al passato». 

Mattia frequentava il terzo anno dell’Alberghiero di Loreto, indirizzo Cucina. «Voleva proseguire gli studi dopo la scuola, era molto educato e si impegnava - lo piange il preside Gabriele Torquati -. Diversi compagni di scuola hanno assistito alla tragedia con i loro occhi, ora porteremo uno psicologo a scuola per sostenerli. Stiamo valutando se annullare l’Open Day di domenica con gli studenti dell’Erasmus, di sicuro non faremo tutte le iniziative di contorno». Il lutto tocca più città: Loreto, Montecosaro, ma anche Civitanova, città natale di Mattia. «La morte di un figlio è il dolore più grande che si possa provare e colpisce tutta la comunità: siamo vicini alla famiglia», è il commento del sindaco Fabrizio Ciarapica

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