Cronaca

L'arcobaleno si prende Ancona, storie dal Pride: «Sono trans, mi auguravano lo stupro»

Festa, musica e colori al primo Marche Pride. Migliaia di persone hanno partecipato al corteo e c'è chi ha raccontato storie che fanno accapponare la pelle

Il Pride risale corso Garibaldi

Hanno sfilato dal Passetto a piazza Cavour cantando, danzando e salutando chiunque li incontrava. Compresi quelli che nel vederli ballare dietro a un carro hanno sgranato gli occhi. I 3.000 arrivati ad Ancona da tutta la regione e non solo hanno tinto di arcobaleno il centro della città per il primo “Marche Pride” al grido dello slogan «Siamo ovunque» (GUARDA IL VIDEO). Il coordinamento omonimo ha organizzato l’evento raccogliendo l’adesione dei sindacati Cgil e Uil oltre a una cinquantina di associazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e sociali. Transgender, omosessuali ma anche eterosessuali e intere famiglie con bambini al seguito che hanno voluto sottolineare con la propria presenza il sostegno alla manifestazione. Appuntamento alle 15,30 al Passetto e due ore dopo via per le strade del centro fino a piazza Cavour passando per corso Stamira, piazza della Repubblica e corso Garibaldi. Presenti anche la due volte campionessa olimpia Antonella Bellutti e Franco Grillini, storico attivista del diritti LGBTIQ. Tra la folla anche Francesco Rubini, consigliere comunale di Altra Idea di Città, in mezzo a migliaia di persone che brandivano cartelli con i messaggi più originali e provocatori. Uno di questi raffigurava un bacio tra il Papa e il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, con la scritta “Loro legati dall’odio, noi uniti dall’amore”. 

«Mi auguravano lo stupro»

Oltre ai messaggi però ad Ancona sono arrivate anche storie di discriminazione e sofferenza, come quella raccontata da un transgender arrivato da una città di provincia ma originario dell'est Europa. Era una ragazza, oggi è un lui. Perché questa scelta?: «Perché mi ci sono sempre sentito, già da piccolo mi percepivo ragazzo e non capisco perché devo sentirmi contro natura». Nella cittadina marchigiana in cui vive racconta di aver vissuto anche un periodo di depressione: «Mi sentivo dire trans di m…a, meriti che qualcuno ti stupri così ricordi di essere una donna. Lo dicevano anche guardandomi negli occhi, io giravo la testa e me ne andavo per i cavoli miei». La cosa più bella per lui invece glie l’ha detta la mamma: «Un giorno mi ha detto “devi diventare uomo, perché per me tu sei un uomo e devi essere felice». Pina Ferraro, consigliera di parità della Provincia di Ancona, ha raccontato uno dei circa 600 casi arrivati sulla sua scrivania negli ultimi 6 anni: «Siamo in un momento in cui nulla è più scontato, ma ci sono degli strumenti per far valere tutti i diritti. Uno degli esempi che posso fare è accaduto qualche anno fa con una ragazza lesbica e straniera che fu licenziata dopo essere stata accusata di una serie di situazioni non reali. Abbiamo iniziato un tentativo di conciliazione e seguendo la legge siamo arrivati a un risarcimento giusto e corretto». 

 

«Serve ancora rimarcare i propri diritti»

Soddisfatti della giornata gli organizzatori e i rappresentanti delle istituzioni presenti: Elio Ciccardini, presidente Arcigay Agorà Marche ha spiegato l’esigenza di conquistare i diritti seppur nel 2019: «Il Pride nasce per togliere la comunità LGBT dalla ghettizzazione negli Usa, il Marche Pride si è dato come obiettivo quello di parlare dell’articolo 3 della Costituzione e di declinarlo nei diversi ambiti delle differenze. Proprio le differenze non devono essere vissute come una distanza ma come un terreno che attraverso il dialogo permette di raccogliere i frutti di una società migliore». Per Meri Marziali, presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità, la giornata è stata un punto di partenza: «La finalità è stata sottolineare la differenza come valore e la possibilità di ogni persona di vivere appieno sé stessa». Luciano Lopopolo, presidente nazionale dell’Arcigay, ha spiegato che i diritti civili non sono ancora dati per scontati: «Nella storia della nostra emancipazione democratica i diritti non sono per sempre, serve anzi rimarcare da quale parte si stà – ha concluso Lopopolo- se da quella dell’emancipazione e dell’autodeterminazione o se dalla parte dei diritti di pochi, che in realtà sono sempre privilegi». 
 

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