"Le Marche non rispettano la legge sull'aborto" e il garante dei diritti scrive al direttore dell'ASUR

A denunciarlo sono una serie di associazioni che vedono in prima fila la Luca Coscioni di Ancona, che punta il dito contro la Regione Marche

Foto di repertorio

Nelle Marche abortire non sarebbe così semplice tra consultori obiettori e ospedali dove non si applica la legge 194. A denunciarlo sono una serie di associazioni che vedono in prima fila la Luca Coscioni di Ancona, che punta il dito contro la Regione Marche. Sono proprio i memebri dell'associazione della galassia radicale a lanciare l'allarme, raccolto di recente anche dal garante regionale dei diritti, l'avvocato Andrea Nobili che, con una lettera, scrive chiedendo spiegazioni al direttore generale dell'ASUR Alessandro Marini

Le denuncia delle associazioni

"Nelle Marche, dopo quarant' anni,  la  legge 194 del 1978 sull'interruzione volontaria della gravidanza non è rispettata,  il  13 novembre 2017 abbiamo inviato alla Regione Marche, all'ASUR e alla Ministra della Salute, una diffida sottoscritta da otto associazioni e movimenti politici (Articolo Uno MPD Coordinamento Regionale Marche, Associazione Radicali Marche, P.C.I. Marche, Sinistra Italiana Marche, Associazione Luca Coscioni cellula di Ancona, Comitato pro194 provincia di Fermo, Possibile Comitato di Ancona, Rifondazione comunista Marche) per chiedere il rispetto  della legge 194/78  nelle Marche, denunciando che: i consultori non svolgono più quella funzione per la quale erano previsti come quello di assistere la donna in stato di gravidanza, prevenzione, pianificazione familiare, educazione sessuale e contraccezione, in alcune strutture sanitarie pubbliche, come per esempio l’ospedale “Murri” di Fermo, a causa dell’alto numero di personale obiettore di coscienza, il servizio dell’IVG non è garantito e questo in contrasto con i dettami della legge che impone in ogni caso alle strutture pubbliche di garantire l'accesso a questo servizio, per quanto riguarda poi l'aborto farmacologico/chimico/medico con la pillola RU486, in contrasto con quanto prescrive la legge, la Regione Marche non ha ancora autorizzato l'utilizzo di questo farmaco in tutto il territorio regionale, ma al momento solo in via sperimentale all'ospedale di Senigallia. Dopo che sono passati ampiamenti i 90 giorni di tempo che avevamo dato alla Regione e all'ASUR per rispondere, non avendo ricevuto nessun tipo di riscontro, ci siamo rivolti al difensore civico regionale l'avv. Andrea Nobili,  che il 29 marzo scorso ha inviato un sollecito al direttore generale dell'ASUR per avere una risposta alla nostra diffida,  chiedendo il rispetto di interessi collettivi che si ritengono violati, trascurati, compromessi o mal gestiti, a causa di omissioni, ritardi, irregolarità e illegittimità. A questo punto ci aspettiamo quanto prima una risposta, che dovrà essere convincente, finora siamo stati  anche  troppo  pazienti,  la  Regione Marche anche su questo tema dell' interruzione volontaria della gravidanza dimostra  che è fuori dalla legge, dallo stato di diritto e opera nell'illegalità".

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Nobili scrive a Marini

Ed è proprio a seguito in riferimento alla richiesta di piena applicazione della legge che consente alle donne di interrompere una gravidanza, che Nobili scrive all'ASUR "confidando in un riscontro alle richieste volte a rimuovere gli ostacoli che impediscono di esercitare il diritto alla salute e alla maternità consapevole della donna, attraverso una migliore applicazione della legge". 

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