Marche, carceri sovraffollate: emergenza senza fine

Se il Garante dei Diritti delle Marche guarda il bicchiere mezzo pieno del calo dei detenuti delle carceri marchigiane, l'associazione Antigone parla di un'emergenza che non è mai finita

Una cella del carcere

Tre istituti penitenziari delle Marche ospitano più detenuti della loro effettiva capacità. 117 ad Ascoli contro la massima capienza di 104 persone, 55 a Fermo contro i 41 posti disponibili, ma soprattutto Pesaro dove la capienza della casa circondariale è di 153 posti e di detenuti ce ne sono ben 229. I dati (in aumento), aggiornati al 30 aprile scorso, sono stati diffusi in una conferenza stampa tenuta dal Garante dei diritti delle Marche, Andrea Nobili, insieme al Presidente del Consiglio Regionale Antonio Mastrovincenzo. Fari puntati anche sull’assistenza sanitaria e psicologica per cui “va purtroppo messa in evidenza l’inadeguatezza del sostegno psicologico fornito all’interno degli istituti che richiederebbe un considerevole incremento, aumentando il numero e l’orario degli operatori” si legge nella relazione annuale 2016 dello stesso garante. Problema che, secondo il report, riguarda esplicitamente anche Montacuto. Proprio nel carcere dorico ieri un detenuto ha tentato di togliersi la vita ingerendo varechina. Tentato suicidio ad aprile anche a Barcaglione. Senza contare che c’è ancora un’indagine sulla morte del 34enne Daniele Zoppi, avvenuta nel luglio 2015 al carcere di Montacuto. «Non significa che sia un’emergenza» ha detto lo stesso Nobili.

Emergenza lo è di sicuro per l’associazione Antigone perché, come ha detto Giulia Torbidoni, «in Italia sulla questione suicidi la situazione è tornata a livelli preoccupanti, l’OMS aveva rilevato che i suicidi interni al carcere sono venti volte superiori alla realtà fuori. In generale dove c’è sovraffollamento c’è sempre emergenza. Ora siamo alle soglie dell’estate e a luglio ci troveremo in situazioni preoccupanti e le conseguenze del sovraffollamento vanno dal contagio di malattie gravi, perché si condividono pochi metri, alla mancanza di operatori per stare dietro alle persone e magari seguirle in un percorso di recupero. Sull’assistenza sanitaria, spesso i detenuti che lasciano il carcere per essere seguiti in comunità terapeutiche ci arrivano sprovvisti di cartelle cliniche dove sono segnalati i farmaci salvavita che devono assumere. In molti casi gli psicofarmaci vengono somministrati anche solo come sedativi».

NON SOLO CARCERI. I casi sottoposti al garante in tutti i settori di competenza (difesa civica, antidiscriminazioni, infanzia e affari generali) sono aumentati di oltre il 10% rispetto al 2014. Occhi puntati sul linguaggio mediatico per la cronaca che riguarda gli stranieri: «In particolare il mondo dei social network, dove si riscontra un linguaggio inappropriato - è tornato a spiegare Nobili - Talvolta capita che gli stessi enti pubblici non sono a conoscenza di normative che vanno applicate e che coinvolgono la compiuta tutela dei cittadini stranieri. Un esempio, abbiamo siglato un accordo con l’Anci affinché tutti i comuni abbiano informative mirate su come articolare i bandi per l’assunzione di personale dipendente non discriminatori per gli stranieri- prosegue Nobili- ad esempio nel prevedere l’esclusione o la non partecipazione degli stranieri in possesso della carta di soggiorno, talvolta nei bandi ci si dimentica di questa eventualità». 

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