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2016, l'anno difficile dei giornalisti marchigiani: il punto dell'Unione Cronisti

Testate che chiudono altre che continuano tra mille difficoltà. E giornalisti minacciati, respinti, delegittimati. Vitali: «Episodi spesso non denunciati per timore»

Nelle Marche nel 2016 «la percentuale dei colleghi minacciati passa dal'1,13% dello scorso anno allo 0,17%». Il Gruppo Cronisti delle Marche, costola del Sindacato Giornalisti Marchigiani nonché ramificazione regionale dell'Unione Nazionale Cronisti Italiani (Unci) fa il punto della situazione regionale riportando i dati dell'Osservatorio Ossigeno. «Le Marche sono una Regione tranquilla, da tanti punti di vista. Ma sono una regione in grande difficoltà a livello di giornalismo. Chiudono testate, sono a rischio altre, crescono gli abusivi e si sviluppano forme di giornalismo spesso incontrollabili, in cui tramite i social tutti si sentono giornalisti. Il 2016 da questo punto di vista è stato l'anno dei ‘Non Giornalisti’. Tra precariato, crisi aziendali, esercizi abusivi di quanti si spacciano per giornalisti e Istituzioni che gettano discredito sulla categoria» spiega Raffaele Vitali, presidente dei cronisti marchigiani.Il 2016 è stato un anno migliore rispetto al 2015 se si fa la conta di aggressioni fisiche, avvertimenti, danneggiamenti, denunce e azioni legali e ostacoli all'informazione. «Crescono però alcune forme di discredito della professionalità di chi è iscritto all’Ordine ed esercita il mestiere che ha come spina dorsale l’interesse pubblico» avverto tuttavia Vitali citando le dichiarazioni dello scorso gennaio del sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli ("livello di professionalità basso che più basso non si può"), quelle dell'editore Azzurra Caltagirone che aveva definito "non giornalisti" i circa 50 precari senza lavoro dopo la chiusura delle edizioni locali del Messaggero.

Ma anche, di contro, la vicenda di Francesco Capozza, "non giornalista" (autentico, in questo caso) che per anni ha ricoperto il ruolo di vicepresidente Corecom "mettendo nel curriculum di essere iscritto all’Ordine, cosa poi rivelatasi falsa durante il clamore mediatico causato da un suo tweet irriguardoso e indegno nei confronti di Tiziana Cantone, la ragazza suicida dopo che un suo video hard era divenuto virale sul web" si legge nella nota del Gcm. E ancora. Giornalisti respinti, indagati, oggetto di scritte offensive sui muri e altri episodi magari non denunciati «per timore o perché ritenute di poca importanza dagli stessi colleghi - conclude Vitali - ma che hanno come diretta conseguenza quella di allargare a macchia d'olio gli atteggiamenti vessatori e irriguardosi nei confronti della stampa. Una professione mai facile quella del giornalista, mai scontata e che se viene meno nella sua missione mette a repentaglio il sacrosanto diritto dei cittadini di sapere, di essere informati. Come Gcm cercheremo di essere ancora più vicini ai colleghi nel 2017, sperando che loro trovino in noi, e nel Sindacato Giornalisti Marchigiani, l’angolo di supporto più che di rifugio per affrontare al meglio il lavoro».

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