Cronaca

Luce sull'omicidio di Marcello Bruzzese: fermati i killer e gli organizzatori del delitto

Le investigazioni sono state avviate dalla procura distrettuale di Ancona in seguito all'omicidio del fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Biagio Bruzzese

Avevano pianificato accuratamente l'esecuzione e scaricato un intero caricatore di una calibro 9 addosso a Marcello Bruzzese (fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Biagio) a Pesaro il 25 dicembre del 2018. Inoltre erano pronti a colpire ancora. I carabinieri del Ros, con il supporto in fase esecutiva dei comandi provinciali di Ancona, Reggio Calabria, Catanzaro, Brescia, Napoli, Torino, Pesaro, Vibo Valentia e del Gruppo intervento speciale (Gis), hanno eseguito due provvedimenti di fermo emessi dalle procure distrettuali di Ancona e Reggio Calabria nei confronti di 4 soggetti indiziati di associazione mafiosa, omicidio, porto e detenzione illegale di armi, reati questi ultimi aggravati dall'aver commesso i fatti al fine di agevolare la 'ndrangheta. Sono ritenuti al servizio della cosca Crea di Rizziconi, comune di 7mila anime in provincia di Reggio Calabria. 

In particolare i militari, dopo un'indagine lunga 3 anni, hanno fermato i due esecutori materiali del delitto e un altro soggetto ritenuto l'organizzatore dello stesso. I fermi sono stati esguiti rispettivamente uno a Vibo Valentia, uno in provincia di Reggio Calabria e l'altro ad Ancona.  Si tratta di Michelangelo Tripodi, 43 anni, e Francesco Candiloro, 42, ritenuti gli autori materiali, quelli che avrebbero ucciso Bruzzese sparandogli sotto casa venti colpi di pistola, e Rocco Versace, 54 anni, loro complice. Marcello Bruzzese risiedeva a Pesaro, la città che sarebbe dovuta essere la località protetta poiché fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Biagio Bruzzese, già organico alla cosca "Crea" di Rizziconi e dalla quale si era dissociato nel 2003 dopo aver attentato alla vita del Teodoro Crea, capo dell'omonima, nell'ottobre dello stesso anno.

Le indagini, durate quasi tre anni, hanno condotto alla identificazione dei tre soggetti quali organizzatori ed esecutori materiali del delitto, permettendo di ricostruire le varie fasi in cui il progetto omicidiario è stato portato a compimento. Le verifiche condotte hanno accertato come nei giorni precedenti all'omicidio gli indiziati avevano condotto minuziosi e ripetuti sopralluoghi per studiare le abitudini della vittima, servendosi, in queste circostanze, di documenti falsi e di una serie di accorgimenti utili a impedire la propria identificazione come le targhe contraffatte. Il monitoraggio riguardava anche i fratelli d Marcello Bruzzese, che a loro volta risiedevano in altre località protette. Li avevano contattati, infatti, con degli account web fasulli. Dalle indagini è emersa la grande capacità di intimidazione della cosca Crea di Rizziconi (la vittima si era dissociata nel 2003), i tempi lunghi di attesa per avere vendetta, in un territorio lontano come quello pesarese. 

La cosca, secondo quanto ricostruito nel provvedimento di fermo, era entrata in possesso di armi da guerra per portare a compimento un attentato come vendetta dopo la sentenza di condanna emessa il 12 dicembre del 2020 dalla Corte di appello di Reggio Calabria a carico di Teodoro, Giuseppe e Antonio Crea. 

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