Scalinata del Passetto apparecchiata, la protesta dei ristoratori contro le chiusure

La protesta pacifica dei ristoratori marchigiani ad Ancona, segnata dallo slogan #siamoaterra. Cedroni: «Risarcimenti? Vogliamo lavorare»

Un cuoco alla manifestazione

«Le tagliatelle non le puoi mangiare alle 17, e neppure il pollo in potacchio». A parlare è Donatella Zoia, proprietaria della trattoria “Mafalda” del Poggio. Insieme a lei, sedute sulla scalinata del Passetto con cartelli alla mano, ci sono almeno altri 50 ristoratori venuti da tutta la regione (GUARDA IL VIDEO). Una protesta, quella contro l’ultimo decreto del Presidente del Consiglio, affidata al silenzio e alla scenografia: la scalinata del monumento infatti è stata apparecchiata come se fosse la sala di un ristorante vuoto. A terra erano posate tovaglie, piatti, tovaglioli e bicchieri ma anche lo stato d’animo di chi non ci sta ad essere considerato titolare di una «attività non essenziale». 

La mobilitazione è stata organizzata da Fipe-Confcommercio in altre 23 piazze italiane. Al Passetto c’erano Moreno Cedroni, chef stellato e presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercenti delle Marche centrali: «Non siamo noi a portare la positività del Covid, quest’estate nelle Marche i casi di positività nei locali pubblici sono stati forse uno- ha commentato Cedroni- la chiusura delle 18 ci danneggia, non fare il turno serale significa rinunciare al 70% del fatturato di un locale. Si potrebbe pensare a delle chiusure più ragionevoli come alle 23. I ristori che ci hanno proposto non compensano le perdite e soprattutto noi non vogliamo sovvenzioni. Vogliamo lavorare». I risarcimenti promessi dal Governo entro metà novembre non bastano neppure secondo Massimiliano Polacco: «Sono misure temporanee, non è stata fatta una programmazione per questo settore in vista del Natale». 

 

Tra le storie portate in piazza c’è anche quella di Fabio Fraticelli, titolare del Caffè Americano: «Ero chiuso da marzo, ho riaperto solo il 1 ottobre scorso ma dopo tre settimane ho chiuso di nuovo. Da sette mesi vivo solo con i miei risparmi- spiega il titolare- come tutti ho investito nella sanificazione e nella pulizia, ma i prodotti professionali che ho comprato ho dovuto ridarli indietro». Al Passetto c’era anche Mauro Ugolini, titolare di “Anburger” in quella piazza del papa finita spesso nell’occhio del ciclone: «Sabato scorso c’erano più pattuglie che gente, piazza del papa è troppo demonizzata- spiega- il lavoro è già calato da due settimane perché in tv dicono di non uscire e non fare nulla». Tutti hanno dei cartelli. Su quello imbracciato da Enrica Tosoni ("Gossip cocktail lab" di Civitanova Marche) c’è scritto "emozione". Qual è la sua? «Quella di essere abbandonata. Abbiamo il diritto di lavorare come tutti, non è un capriccio. E’ la nostra vita».
 

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