No alla privatizzazione: il "popolo dell'acqua" imbavaglia le 13 cannelle

A sette mesi dal referendum continua la protesta anti-privatizzazione dell'acqua. I comitati imbavagliano le 13 cannelle di piazza Roma e lanciano un appello per fermare il Governo Monti

Le tredici cannelle imbavagliate per protesta

Contro il "tradimento" dell'esito referendario, il "popolo dell'acqua" si moblita, scende in piazza e imbavaglia le 13 cannelle.  Così ieri la protesta  contro la privatizzazione dell'acqua, organizzata dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua in tutte le princiali piazze italiane, è sbarcata anche a piazza Roma, dove i comitati nostrani con cittadini al seguito, si sono dati appuntamento per protestare contro  il decreto che verrà licenziato domani dal Consiglio dei Ministri. 

Nel mirino dei comitati dell'acqua l'art. 20  che afferma che apre alla gara e manda in soffitta  la  gestione pubblica del servizio idrico, annullando l'esito del  referendum dello scorso giugno. Di qui il presidio di ieri a piazza Roma, volto a  sensibilizzare cittadini, politici e forze sindacali perché facciano pressione sul Governo Monti, affinché quest'ultimo cambi "rotta" sull'acqua.
 
 
"Chiediamo chiediamo a tutti   sindaci e a tutte le istituzioni di disobbedire alla privatizzazione dell’acqua - ha dichiarato Francesca Alberti, referente del Comitato referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune Ancona-  a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano, alle donne e agli uomini di questo paese  di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario e al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa. Se il governo Monti continuerà in questa direzione avremo di fatto un 'tradimento' del referendum, un 'tradimento' della democrazia. Più volte abbiamo ribadito che il popolo dell’acqua non si sarebbe fermato fino a quando non fosse avvenuta la completa applicazione degli esiti referendari. Dopo il refendum non ci siamo fermati. La nostra lotta continua ancora".
 
Ecco allora che a sette mesi dal referendum che ha proclamato l'acqua pubblica,  spunta l'ennesimo appello anti-privatizzazione. 
Il voto –  si legge nell’appello pubblicato su https://www.acquabenecomune.org, che ad oggi conta più di 20 mila firmatari- ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. Nessuna esigenza di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.  Oggi più che mai si scrive acqua e si legge democrazia".
 
 
 
 

 

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