«Stop profitti per pochi e inquinamento per tutti», blitz alla centrale Eni di Falconara

Il sito Eni di Falconara si estende su un'area di circa 40 mila metri quadrati e collega 152 pozzi delle piattaforme a mare tra Falconara e Ancona

I manifestanti davanti sede Eni

In occasione della “Decima giornata internazionale” dell'8 dicembre contro le grandi opere inutili e per il clima, attiviste e attivisti hanno protestato contro la centrale a gas Eni di Falconara Marittima, territorio dichiarato ad alto rischio di crisi ambientale per gli impianti produttivi pericolosi. L’iniziativa rientra nella campagna di lotta “Per il Clima, Fuori dal Fossile” che, già lo scorso 20 luglio, aveva visto un’incursione sulla spiaggia falconarese, al motto “Con API non si vola più”  e con la campagna “Stop VelENI”. 

«L’otto dicembre si è voluto colpire un luogo di devastazione ambientale, economicamente da sempre centrale e strategico per questo territorio, quanto tenuto fuori dai riflettori pubblici e secretato nell'estrema periferia rurale di Falconara Nord» fa sapere il gruppo Trivelle Zero Marche, i cui attivisti, insieme quelli di Fridays for Future, hanno piantato alberi e presidiato l'entrata alla centrale Eni, sulla quale, da oggi, campeggia a caratteri cubitali la scritta “Stop VelENI”. 

«Stiamo protestando, come sta accadendo in questi giorni in tutta Italia, contro i piani di espansione dell’Eni nella ricerca e nello sfruttamento di petrolio e gas. Tutte le azioni di protesta stanno accendendo i riflettori sulle vaste operazioni di greenwashing che l’Eni sta realizzando per dare di sé un’immagine pulita. Eni è un perfetto paradigma dell’ideologia estrattivista delle multinazionali del settore: profitti per pochi, inquinamento e povertà per altri. E’ una delle aziende che già hanno inquinato e stanno inquinando il pianeta con emissioni di gas serra, e continuerà a puntare pesantemente su gas e petrolio. Ad oggi, Eni produce circa 2 milioni di barili di idrocarburi al giorno, la metà dei quali proprio in Africa dove è corresponsabile della catastrofe ambientale nel Delta del Niger l’area più inquinata al mondo dall’estrazione petrolifera. La strategia dell’azienda per il prossimo quadriennio è espandere ulteriormente il proprio business fossile, perforando 40 nuovi pozzi ogni anno. Eni definisce il gas come “combustibile della transizione”, ma è noto che il metano sia un gas serra ancora più potente dell’anidride carbonica e per questo occorre fermare questa espansione. Contro questa multinazionale a marzo 2020 al tribunale di Milano si terrà la prossima udienza del processo contro l’ENI per le tangenti pagate insieme alla Shell, per ottenere il più grande giacimento petrolifero offshore nigeriano denominato Opl245.

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Il sito Eni di Falconara si estende su un'area di circa 40 mila metri quadrati e collega 152 pozzi delle piattaforme a mare tra Falconara e Ancona, rappresentando una delle maggiori centrali di trattamento e raccolta idrocarburi del Centro Italia, la prima nella Regione. Eppure da oltre una decina di anni e in questi tempi di crisi dove a noi comuni mortali tutto è ridotto a precarietà e tagli continui, va avanti un contenzioso presso la commissione tributaria provinciale tra la proprietà Eni e il Comune di Falconara Marittima per il pagamenti di oltre 2 milioni di euro di ICI annuali accertati ma mai riscossi dall'ente per le proprietà di competenza. Un esempio circostanziato che ben rappresenta il modus operandi di Eni a livello generale oltre le campagne mediatiche di greenwashing ed ecologismo da parata per mantenere uno status di azienda, ancora con una larga partecipazione statale, che strizza l'occhio a riconversioni di facciata con le quali mitigare il vero zoccolo duro aziendale: fonti fossili, petrolio gas, ramificazioni multinazionali, rapacità estrattiva in Europa come in Africa. Battersi per la giustizia climatica significa agire; esigere un reale cambio di paradigma sia in termini produttivi che di gestione di risorse e territori. Significa pretendere che chi fino ad ora ha tratto profitti inquinando senza limiti da oggi paghi per la riconversione ecologica dell’energia e per la bonifica dei territori devastati». 

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