Manifattura Tabacchi, bancarotta fraudolenta: sigilli a un terreno e un'auto

I guai della Mit originati da soldi occultati dall'amministratore e dalla sua convivente: la pensa così la Procura di Ancona mentre la Finanza sequestra beni per oltre 600mila euro

Finanzieri controllano documenti

Se la storica Manifattura Tabacchi è stata dichiarata fallita nel 2017 è anche per colpa di distrazioni di beni. Che hanno innescato la revoca della procedura di concordato preventivo e due persone, l'amministratore unico e la sua convivente, nel registro degli indagati per bancarotto fraudolenta. Ora la Guardia di Finanza ha sequestrato un terreno in provincia di Roma e un'automobile, per il valore di 600mila euro, frutto di quelle distrazioni di denaro. I militari della Guardia di Finanza, coordinati dalla Procura di Ancona, hanno riscontrato che la sottrazione di somme dalle casse della Mit, celata da fatture emessa da società riconducibili alla coppia, e attestanti prestazioni di servizio mai rese erano finite in conti correnti per soddisfare le esigenze personali dei due. In particolare la coppia si era comprata in terreno in provincia di Roma e un'autovettura. 

La Mit, al momento, supervisionata da curatori fallimentari che hanno consentito al proseguimento dell'attività attraverso un esercizio provvisiorio prima e un fitto d'azienda ora, continua la sua storia che inizia nel 1759. La Manifattura ha dato lavoro a intere generazioni. Statale fino al 2004, poi Bat, nel 2007 venne rilevata da una cordata di imprenditori. Nel 2014 l'amministratore delegato venne arrestato per contrabbando di sigarette. Proprio dai successivi accertamenti dell'Agenzia delle Entrate sono iniziati i guai con l'Erario che hanno portato alla situazione attuale.

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