Via Cialdini, sequestra una donna negli alloggi di "Casa de' Nialtri": a processo

L'imputato rigetta ogni accusa. Il giovane smentisce il fatto che tra i due ci fosse un legame affettivo e di averla mai costretta a rimanere da nessuna parte

Un'aula di tribunale

L’avrebbe picchiata, minacciata e, in un caso, anche colpita con una testata. Nel luglio 2015, sarebbe stata anche costretta a restare nella stanza di un appartamento dove lui alloggiava. Dove? A “Casa de Nialtri”, negli stabili di via Cialdini 3, dove un tempo c’era la sede del Pci. Ed è proprio in Casa de Nialtri che era stato accolto lui, tunisino di 27 anni, che poi avrebbe segregato la sua compagna, italiana di 41, per due giorni. Con queste accuse, la Procura di Ancona ha chiesto il processo per l’uomo che, sempre secondo le accuse del pm, in altre circostanze, avvenute al di fuori dell’appartamento di via Cialdini, ha alzato le mani sulla donna per motivi di gelosia, durante dei litigi degenerati in violenza. Oggi il pm Ruggiero Dicuonzo ha chiesto il rinvio a giudizio per l’indagato. Accolto. Il Gup ha già fissato la prima udienza per il prossimo 15 febbraio, quando il tunisino si presenterà di fronte al giudice monocratico per rispondere dei reati di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona.

A denunciare i fatti alla Polizia è stata proprio la vittima, dopo essersi liberata della morsa del suo presunto aguzzino. Ha raccontato delle violenze e di quei due giorni in cui, con la forza, è rimasta nella stanza del palazzo del centro storico, dopo che lui aveva bloccato la porta con un lucchetto. Ma l’imputato, difeso dagli avvocati Paolo Tartuferi e Laura Antonelli, rigetta ogni accusa. Il giovane tunisino, non solo smentisce il fatto che tra i due ci fosse un legame affettivo. Cosa che hanno confermato altri inquilini dell’appartamento. Ma soprattutto il 27enne non l’avrebbe mai costretta a rimanere da nessuna parte. Anche se, a processo, peserà un referto medico prodotto dall’accusa che conferma alcune lesioni riportate dalla 41enne dopo una visita al Pronto Soccorso, da cui è uscita con una prognosi di 5 giorni

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