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Cronaca Arcevia

Picchiata dal compagno, la figlia di 6 anni si chiude in cameretta e chiama il 112: «Aiutate mamma»

L’uomo è a processo per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. Avrebbe ferito la donna anche con un vetro. La vittima: «In quella casa non ero gradita, mi davano della prostituta»

ARCEVIA - Quattro mesi passati a subire insulti come «sei una prostituta, da questa casa devi andare via, non è casa tua, vai a lavorare o non mangi» e percosse anche davanti ai figli. Contro di lei il compagno e la suocera che non avrebbe mai accettato la loro relazione. Lei una ex badante marocchina di 44 anni, lui un italiano di 64 anni. Entrambi avevano dei figli nati da altre relazioni e insieme avevano avuto da poco una bambina (di due mesi) quando sono iniziati i comportamenti violenti e le vessazioni contro la donna. In due occasioni la 44enne avrebbe rischiato grosso. Una volta il compagno, un’auto, l’avrebbe presa per il collo mentre aveva la figlioletta in braccio e nel sedile posteriore c’era la bambina di sei anni. Il tutto perché la donna era andata a parlare con un avvocato. Suonando il clacson dell'auto ripetutamente, mentre il compagno la stringeva ha attirato l’attenzione dei passanti e lui è stato costretto a mollare la presa. Un'altra volta è stata la figlia di sei anni a chiamare il 112, chiusa in un armadio in cameretta mentre il padre aveva scaraventato la mamma contro una vetrinetta della casa e preso un pezzo di vetro per ferirla. Poco dopo erano arrivati i carabinieri. «Avevo insegnato io a mia figlia - ha raccontato la donna ieri in tribunale - a fare quei numeri dopo la prima aggressione. Se accade di nuovo, le avevo detto, chiama il 112».

Era il 27 ottobre del 2020. Dall’estate la 44enne avrebbe subito i soprusi in casa. Partita una denuncia il compagno è ora a processo davanti al collegio penale presieduto dalla giudice Francesca Grassi. È accusato di maltrattamenti in famiglia e ieri il pm Andrea Laurino, dopo la testimonianza della vittima, ha contestato anche le lesioni aggravate. Il giorno della chiamata al 112 suocera e compagno l'avrebbero riempita di insulti. «Mi dicevano che dovevo andarmene di casa - ha raccontato la vittima ieri - perché quella non era casa mia». Il compagno l'avrebbe poi spinta contro una vetrina prendendola a calci mentre aveva la bimba di due mesi in braccio. Il mobile era andato in frantumi e lui con un vetro l'avrebbe ferita. Dopo quell’episodio la 44enne è finita in una casa protetta con i tre figli. Lui l’avrebbe minacciata anche di recente: «Ora vengo lì e finisco la mia vita in galera». Prossima udienza il 21 novembre. L'uomo è difeso dall'avvocato Mauro Saraceni, la donna parte civile con l'avvocato Maria Michelina Marsilii.

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