Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca Jesi

Un cuscino per soffocarla e botte anche il giorno prima delle nozze. Marito a processo per maltrattamenti

Per tre anni una donna avrebbe subito violenze continue dal coniuge. Non era libera di vestirsi come voleva e nemmeno di uscire con i familiari. In aula la testimonianza della madre: «Mia figlia non denunciava per paura»

JESI – Non sarebbe stata libera di uscire con i familiari, di vestirsi come le piaceva e nemmeno di parlare con persone diverse da quelle ben viste dal marito. Una relazione difficile, fatta di soprusi che sarebbero iniziati anche già prima di sposarsi. L'uomo, un rumeno di 30 anni, operaio, avrebbe alzato le mani su di lei anche il giorno prima delle nozze. Dopo la situazione sarebbe andata peggiorando. Una sera lui avrebbe cercato anche di soffocarla con un cuscino. Era intervenuta però la mamma di lei a fermarlo perché quel periodo viveva con loro. Proprio la madre della vittima oggi è stata sentita in tribunale, ad Ancona, dal collegio penale presieduto dalla giudice Francesca Grassi, dove è in corso un processo per maltrattamenti aggravati in famiglia. Imputato è il rumeno, difeso dall'avvocato  Angelica Popoviciu. La donna ha riferito che non era contenta di quel matrimonio e che aveva provato a mettere in guardia la figlia. Poi ha riferito dei racconti che la giovane, 30 anni, anche lei rumena, le faceva a distanza, riferendole che il marito la picchiava e la  mortificava con parole come «sei brutta, sei una poco di buono». I maltrattamenti del capo di imputazione si riferiscono ad un periodo che va dal 2019 al 2021, accaduti durante il matrimonio che risale invece al 2012. Un giorno madre e figlia erano uscite perché la prima voleva cercare lavoro. «Siamo state fuori solo una mezz'ora – ha riferito la teste in aula – e tornando a casa lui ha iniziato ad insultarci che eravamo andate a uomini, che eravamo delle poco di buono». Per un periodo la donna ha vissuto con la coppia, a Jesi. I due si erano conosciuti in Italia e dopo otto mesi di fidanzamento erano convolati a nozze.

«Una sera ho sentito urlare e sono corsa nella loro camera – ha testimoniato sempre la madre - e ho visto lui che teneva un cuscino sulla faccia di mia figlia. Quando mi ha visto ha detto che giocava ma mia figlia era terrorizzata, mi ha detto "no voleva soffocarmi". Non ha denunciato per paura». La prima denuncia è arrivata solo a marzo del 2021. 
Prima è stata la madre della vittima a rivolgersi ai carabinieri perché durante una telefonata con la figlia, in cui la 30enne piangeva perché era stata picchiata, qualcuno aveva riagganciato e lei non era riuscita più a mettersi in contatto con la figlia per due giorni. «Lui le aveva preso il cellulare» ha riferito la madre. Poi la denuncia l'aveva fatta anche la figlia. In aula oggi è stato sentito anche un carabiniere che ha detto di non aver visto ecchimosi sul corpo della ragazza. A vederle in un braccio invece è stata una datrice di lavoro della giovane, quando lavorava come colf per una famiglia. Un giorno l'avrebbe vista silenziosa e con il braccio tumefatto. Aveva capito che era stato il marito e l'aveva indirizzata ad un centro antiviolenza. Prossima udienza il 14 dicembre per l'esame dell'imputato. 

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