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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca

Maltrattamenti alla moglie incinta: «Se provi a fuggire ammazzo la tua famiglia»

A processo un 45enne che un anno fa si era dovuto difendere dall'accusa di un presunto rapimento della figlia che non vedeva da tre mesi

ANCONA - Un anno fa si era dovuto difendere dall'accusa di rapimento della figlia, che non vedeva da tre mesi. In corso Garibaldi aveva preso il passeggino della piccola, spintonando la suocera. Alla fine era arrivata la polizia. Adesso è a processo per maltrattamenti in famiglia un 45enne anconetano. A farlo finire in tribunale è stata la ex compagna, da cui ha avuto la bambina che ora ha ripreso a vedere regolarmente. Nel 2021 la donna, una 35enne di fuori provincia, era piombata in questura terrorizzata dopo un ultimo litigio avuto con l'uomo che l'avrebbe anche portata via dal lavoro a bordo di un furgone per chiuderla poi in casa minacciandola così: «Se provi a fuggire ammazzo la tua famiglia». Davanti al collegio penale presieduto dal giudice Carlo Cimini ieri è stata sentita la vittima, che nel processo si è costituita parte civile.

Ha ripercorso la convivenza difficile che avrebbe avuto con l'ex compagno il quale non avrebbe gradito che lei lavorava. Piuttosto l'avrebbe voluta a casa a fargli da pranzo e da cena. Un impiego poteva averlo solo nello studio di lui. La 35enne avrebbe subito offese e prepotenze portando addosso anche diversi lividi che però non aveva avuto il coraggio di confessare ai suoi familiari. Un giorno era un occhio nero, un altro giorno la maglia strappata, un altro ancora i lividi alle gambe. «Quando sono finita in questura - ha raccontato la donna in aula - avevo passato la notte in auto, incinta, perché lui mi aveva cacciata di casa dopo un litigio. Non voleva più la bambina che aspettavo». La discussione che ha portato poi la 35enne a rivolgersi alla polizia risale, stando alle accuse, al 14 aprile del 2021. La denuncia partì d'ufficio. Ai poliziotti raccontò una situazione a casa difficile, fatta di litigi, vessazioni, umiliazioni e anche percosse confermate anche nell'udienza di ieri. Il giorno dopo che se ne era andata di casa lui sarebbe andato al lavoro da lei, la donna aveva trovato un impiego in centro, e con la forza l'avrebbe portata via a bordo di un furgone togliendole il cellulare. Una volta a casa avrebbe chiuso porte e finestre per non farla uscire. «Adesso stai qui sette mesi - le avrebbe detto - fai la bambina e poi vai a quel paese». La 35enne, stando sempre alla sua testimonianza, era poi riuscita a fuggire la mattina dopo quando ha raggiunto la questura. L'imputato, difeso dall'avvocato Daniele Provinciali, rigetta tutte le accuse e avrà modo di raccontare la sua versione dei fatti quando sarà sentito anche lui nelle prossime udienze. Il processo proseguirà il 28 giugno con i testi della parte civile.

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