Clan del ristorante, malore prima dell'udienza: indagato finisce in ospedale

Sempre vicino a lui, oltre i familiari, anche il suo avvocato Francesca Petruzzo, che ha fatto il punto sulla posizione della difesa dell'indagato. Anche l'avvocato Gatto ha espresso un parere difensivo

Il soccorsi in tribunale

Avrebbe dovuto parlare di fronte al Gip  Ervis Gjyshi, l’albanese arrestato mercoledì mattina dalla Squadra Mobile nell’ambito dell’indagine “Mari e Monti”. Ma poco prima di entrare nella stanza dell’interrogatorio al primo piano del tribunale di Ancona, il 33enne albanese ha avuto un malore. Immediato il primissimo intervento degli agenti di Polizia Penitenziaria che erano a due passi da lui. Poi è stato soccorso dai volontari della Croce Gialla di Ancona e dal personale dell’automedica. L’uomo, considerato il super fornitore della cocaina che opera al di fuori della rete parentale degli Spinelli, non è in gravi condizioni e, al momento, si trova sotto osservazione all’ospedale regionale Torrette di Ancona. 

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Sempre vicino a lui, oltre i familiari, anche il suo avvocato difensore Francesca Petruzzo (foto in basso a sinistra), che ha spiegato: «Riteniamo l’ipotesi associativa non solida e presto ci attiveremo con indagini difensive per verificare anche il contenuto di molte intercettazioni telefoniche ed impugnare l’ordinanza di custodia cautelare di fronte al Collegio del Riesame per una nuova valutazione». L’udienza è rinviata per legittimo impedimento del reo. Si è invece presentato di fronte al giudice Ylli Sallaku, l'albanese 35enne coniugato con Patrizia Spinelli, considerato uno degli anelli della catena familiare su cui si reggeva l'associazione. L'uomo, assistito dall'avvocato difensore Elisa Gatto (foto in basso a destra), si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Per ora siamo in presenza di droga parlata - ha detto l'avvocato Gatto - per cui serve aspettare per avere un quadro più chiaro della situazione». 

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