Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca Fabriano

Maestra violenta, parla il papà di un bimbo: «Lo chiamava marocchino, poi ho visto quei lividi»

Sono queste le amare parole di un giovane papà che ha deciso di parlare in esclusiva con noi di AnconaToday dell'esperienza di suo figlio, vittima della presunta maestra violenta di Fabriano

«Io avevo già sospettato qualcosa all’inizio, tanto che ero andato a reclamare direttamente con l'insegnante. Mio figlio mi diceva che la maestra lo puniva e io pensavo che lo metteva in castigo per farlo un po’ calmare perché è un bimbo vivace. Poi un giorno è tornato a casa con lividi sul braccio e il mento e mia moglie ha dovuto insistere parecchio perché ci raccontasse che cosa era successo: l’aveva spinto a terra perché non aveva mangiato a mensa. Sono andato a scuola a fare un casino, intimando alla maestra di non azzardarsi mai ad alzare un solo dito sui bambini. Ma una delle cose che mi ha fatto più male di tutti è quando sono andato a prendere a scuola mio figlio che mi ha chiesto con rammarico del perché la maestra lo definisse sempre un marocchino. Lo faceva con in termini dispregiativi e io gli rispondevo che non doveva prendersela perché “marocchino non è un insulto, tu sei marocchino”». Sono queste le amare parole di un giovane papà di origini Nordafricane ma da sempre residente con la famiglia a Fabriano, che ha deciso di parlare in esclusiva con noi di AnconaToday dell’esperienza di suo figlio, vittima della presunta maestra violenta di Fabriano. Il piccolo ha frequentato proprio la scuola al centro dell’inchiesta della Procura di Ancona, al lavoro per studiare le carte conclusive dalla Polizia fabrianese. Indagine che con ogni probabilità aprirà un processo in cui il giovane papà si costituirà parte civile tramite l’’avvocato Gianluca Conti (in foto), che ha detto: «Dobbiamo analizzare le relazioni dei medici e degli specialisti per valutare i danni psico-fisici arrecati al bambino».

Danni psicologici e fisici, per cui gli inquirenti hanno accusato una maestra di scuola materna, oggi sospesa. Sarebbe stata lei ad insultare, urlare, Avvocato Gianluca Conti-2denigrare e alzare le mani sui suoi alunni di età compresa tra 3 e i 5 anni (GUARDA IL VIDEO). Bimbi piccolissimi che hanno vissuto nella paura a partire da febbraio, quando la maestra aveva preso il posto di una collega in pensione. «Guarda caso mio figlio era contentissimo di andare a scuola prima dell’arrivo di questa nuova maestra, tutti erano felicissimi di stare in quell’asilo con la maestra di prima - ha detto il papà della piccola vittima - Subito dopo l’arrivo di questa signora ha iniziato a lamentarsi che non voleva più andare a scuola. Ha iniziato a fare gli incubi di notte, aveva paura del buio e degli spazi chiusi e non capivamo perché. Era diventato rabbioso e scontroso e non capivamo perché. Poi ad agosto mi ha chiamato la Polizia e vengo a scoprire che stanno indagando sulla maestra». Infatti gli agenti del Commissariato di Fabriano, nel frattempo, avevano ricevuto la segnalazione di una mamma preoccupata per il cambiamento repentino del comportamento del figlio. Come lei tanti altri genitori insospettiti da atteggiamenti inconsueti dei propri bambini. Come chi si svegliava di notte e insultava o simulava di mettere in castigo i peluches con cui, fino al giorno prima, era solito giocare. Ascoltate diverse testimonianze di altri genitori, gli inquirenti sono passati all’azione installando nelle aule le spycam, che poi hanno trasformato i sospetti in certezze. Strattonamenti, schiaffi, colpi vari, rimproveri aspri, derisione per i loro comportamenti, mortificazioni. E offese come “Imbecille”, “s….o”,” perdente”, “disgraziato”, “topolino che fa la cacca”. Tutto materiale in mano agli investigatori che, ad oggi, vale alla maestra l’accusa di maltrattamenti. 

«Ora sono certo che lei metteva le mani addosso a mio figlio - ha ribadito il giovane papà - E’ che lui non a mai avuto il coraggio di dire nulla. Poi oggi ho visto quelle immagini e ho riconosciuto mio figlio nei video delle televisioni, così ci ho riparlato per cercare avere un confronto e alla fine me lo ha detto chiaramente: sì ce li dava gli schiaffi ma ci aveva detto di non dirlo a nessuno perché se no…».

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