Cronaca

Omicidio di Collemarino, Luca Giustini assolto per totale vizio di mente

Luca Giustini dovrà restare nella struttura a patto di rispettare una serie di prescrizioni del giudice che ha sentenziato 3 anni di libertà vigilata con l'obbligo di dimora all'interno di una struttura psichiatrica dell'ascolano

Luca Giustini

Uccise la figlia di 18 mesi a coltellate dopo aver sentito le voci. Luca Giustini è stato definitivamente assolto perché totalmente incapace di intendere e di volere. Si è conclusa stamattina la vicenda giudiziaria apertasi lo scorso 17 agosto, quando il padre di Sara Bedini rientrò dentro casa e piombò in un incubo. Il genero era in completo stato di choc, seduto in un angolo, mentre nella camera da letto c’era la piccola Alessia, in un lago di sangue, martoriata dalle 30 coltellate inferte dall’uomo che l’aveva messa al mondo e che avrebbe dovuto proteggerla. Oggi il Gup Paola Moscaroli ha deciso che il 26enne ex macchinista di Trenitalia, difeso dall'avvocato Alessandro Scaloni, non dovrà scontare alcuna pena detentiva. Ma resta la sua pericolosità sociale. Per questo il giudice ha sentenziato 3 anni di libertà vigilata con l’obbligo di dimora all’interno di una struttura psichiatrica dell’ascolano. Giustini resterà lì il tempo stimato della durata delle sue condizioni. Ma nulla vieta che la pericolosità sociale cada prima, come anche che non cada mai. Nel primo caso potrebbe uscire dalla casa di cura prima dei 36 mesi stabiliti dalla sentenza, nel secondo caso potrebbe non uscire mai. Saranno i test psichiatrici, effettuati di qui in avanti ogni 6 mesi, a stabilire con precisione le sue condizioni. 

Giustini non si potrà allontanare e dovrà restare nella struttura non detentiva a patto di rispettare una serie di prescrizioni del giudice: la dimora nella casa di cura col divieto di allontanamento senza il consenso del personale medico; seguire scrupolosamente programma della terapia medica; non abusare alcool; non usare sostanze stupefacenti; seguire condotta di vita ordinata e regolare. La famiglia Bedini, rappresentata dall'avvocato Maila Catani, si era costituita parte civile chiedendo 2 milioni di risarcimento. 

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