L’imprenditore che collega le Marche alla Libia: «Là cercano le nostre imprese»

Ha giocato a football americano ed è stato uno dei fondatori dei Dolphins di cui è stato anche capitano, poi si è spostato sulla finanza fino ad innamorarsi dell’Africa

Luca Bargilli

Ha giocato a football americano ed è stato uno dei fondatori dei Dolphins di cui è stato anche capitano, poi si è spostato sulla finanza con incarichi in Fininvest, Generali e Banche Popolari prima di conoscere l’Africa e farne il perno della sua vita professionale. Luca Bargilli, imprenditore anconetano, in Libia non ci ha vissuto in modo continuativo: «ma ci ho consumato tre passaporti tra il 2011 e il 2014». Al ristorante Miscia ha allestito fino a domenica 22 aprile una mostra fotografica con gli scatti dell’attuale Bengasi firmati dal fotoreporter Giovanni Diffidenti. L’obiettivo è quello di informare le imprese marchigiane che «Dopo gli scontri a fuoco degli ultimi 3 anni e mezzo In Libia c’è voglia di ricostruzione e c’è voglia di imprese italiane». 

L’esperienza in Africa

Dal 2000 Bargilli, fondatore e amministratore della Show Yourself, si occupa di progetti di cooperazione nel sub-sahara legati alla malnutrizione e all’utilizzo dell’acqua. Ma Come c’è finito Bargilli in Africa? «Ho questa passione per i viaggi, in Africa vado dal 1987, ho identificato nella Libia della primavera araba uno dei Paesi più interessanti per le aziende italiane e ho investito lì per tre anni, mi piace fare attività che portino il know how italiano all’estero». Non vuole essere chiamato ambasciatore commerciale: «I miei amici ambasciatori si arrabbierebbero, piuttosto mi definisco un viaggiatore che cerca opportunità per le aziende italiane». La sua attività lo ha portato negli anni in Malawi, Zambia, Egitto: «Io sono partito con i viaggi nel deserto con il fuoristrada, per passione, poi il classico giro in Kenya o delle piramidi e nel 2001 con alcuni medici di Torrette sono stato in Zambia per un progetto sull’alimentazione con le suore francescane missionarie di Assisi. Da lì è stato uno sviluppare di conoscenze e ho imparato a prendere aerei che qui possono sembrare un po' pericolosi per fare delle tratte interne». 

«Le imprese marchigiane investano nella ricostruzione in Libia»

«Di fondo sono un venditore evoluto e cosa c’è di meglio che vendere il sistema italiano all’estero?». Ed è nata così l’idea di attirare le imprese marchigiane nella ricostruzione di Bengasi, distrutta dagli scontri della guerra civile scoppiata nel febbraio del 2014. A metà marzo Bargilli è tornato nella città portuale libica dopo tre anni e mezzo, l’ultima volta c’era stato proprio la settimana prima dello scoppio della guerra civile: «Gli edifici parlano italiano, sono fatti con i tipici portici che abbiamo anche nelle nostre città e laggiù c’è la volontà di ricostruire in questo modo. La Libia è tornata a produrre un milione di barili al giorno e ha ricominciato ad avere entrate per far fronte a questi progetti». Un’azienda anconetana è già al lavoro: «E’ una ditta di spedizioni, la Arabital, ha lavorato senza soluzione di continuità sulla Libia in questi anni spedendo container di alimenti e macchinari. Significa che le cose funzionano, i contratti ci sono. C’è sicurezza? Pagano? Si possono spedire le merci? La risposta è sì». E l’appello alle aziende marchigiane è chiaro: «Approfittiamone, ho immaginato un’azienda che scende con una grande impresa di costruzioni perché serve la capacità di fare grandi lavori e costruire una filiera verticale dove al seguito del grande costruttore c’è chi fa infissi o ad esempio arredi». 

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