Torna l’arcobaleno con musica e teatro in piazza: che festa il Love Pride 2019

L'evento organizzato dal Comitato Love Pride Ancona ha seguito di alcune settimane il Marche Pride. Musica, colori e teatro tra le vie del centro con un pensiero a Lampedusa

L'Ancona Love Pride 2019

Cuori, corpi e menti ad Ancona, ma anche un po' a Lampedusa, perché il Love Pride 2019 non ha voluto solo richiamare l’attenzione sui diritti LGBT ma su quelli dell’essere umano in generale. Ecco perché tra i diversi striscioni e cartelli arcobaleno che hanno attraversato il capoluogo da Porta Pia a Piazza del Papa c’era anche quello a sostegno di Carola Rackete, capitano della Sea Watch 3. 

Ore 18,30, diverse centinaia di persone che hanno composto il corteo dell’amore sono partite da via XXIX settembre al seguito di un furgone che animava la festa con della musica. “Hit the road Jack” di Ray Charles, “Doctor Pressure” di Mylo e Miami Sound Machine, “Le Radici ca tieni” dei Sud Sound System hanno risuonato insieme ad altri brani lungo corso Stamira, piazza Cavour, corso Garibaldi per una serata che si è conclusa con il party in piazza del Papa. La festa è stata organizzata per il secondo anno consecutivo dal Comitato Love Pride Ancona, composto da Arci Ancona, Love is Love Ancona, Spazio comune Heval e Libera Ancona. Diverse le associazioni che hanno fornito supporto tra cui l’Acu Gulliver, il collettivo Nate Intere e Casa delle Culture e Altra Idea di Città. Proprio il gruppo consiliare ha firmato lo striscione “Carola Libera”, mentre quello che precedeva il corteo riportava lo slogan dell’edizione 2019: “Lotta dura contro natura”. Non solo musica e bandiere arcobaleno, il Love Pride in piazza Cavour ha offerto anche una vera e propria pièce teatrale che ha rubato l’occhio di turisti e passanti (GUARDA IL VIDEO). Tra la folla c’erano diverse esperienze e storie come quella di Giuliano, un papà che ha non solo accettato, ma supportato da subito la scelta di vita di sua figlia 16enne. Indossava una maglia con scritto “I nostri figli sono parte del mondo, non un mondo a parte”: «Quando me lo ha detto non ho avuto nessun tipo di reazione, mi ha comunicato di essere innamorata di una ragazza e io le ho fatto le stesse raccomandazioni che le avrei fatto se si fosse innamorata di un ragazzo, ad esempio quello di continuare a vivere la sua giovinezza ma di viversi questo amore come se fosse stata eterosessuale».  In tanti hanno consegnato ai gesti il loro messaggio d’amore: baci, effusioni e lunghe camminate mano nella mano tra persone dello stesso sesso tra bolle di sapone, cotillon e sotto i getti rinfrescanti delle pistole ad acqua. Il Comitato Beni Comuni Stefano Rodotà era presente con un banchetto per raccogliere firme a supporto della proposta di legge che prevede la destinazione pubblica di beni comuni, anche storici e architettonici, indipendentemente dalla proprietà. 

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Ma perché un secondo corteo dopo il Marche Pride dell’8 giugno? «Il Marche Pride è stato il primo appuntamento, noi siamo già al secondo e per rispettare le sensibilità di entrambe le organizzazioni abbiamo scelto di mantenere due eventi diversi- ha spiegato Giovanni Purpura (Arci Ancona)- questo non vuol dire che non ci sia dialogo e scambio di stimoli costante. In futuro siamo anzi sicuri che ci saranno collaborazioni sempre più salde». Francesco Rubini, capogruppo Altra Idea di Città, ha spiegato che: «Saremo in piazza tutte le volte che ci sarà da lottare e dimostrare che questo Paese deve fare passi avanti sui diritti civili e le uguaglianze perché secondo noi non contano il sesso, la provenienza o qualunque altra forma di discriminazione». Per Nicola Racca, vicepresidente di Gulliver, il messaggio che è partito da Porta Pia è solo un punto di inizio: «Un percorso che non deve fermarsi finché non si raggiungerà uno stato di integrazione in cui tutti possano amare indiscriminatamente e dove si possa dire “io sono me stesso, decido chi sono” senza paura di dirlo ai quattro venti». Durante il corteo ha preso la parola anche Veronica, del collettivo Nate Intere, che ha chiesto maggiori investimenti nei consultori, educazione sessuale nelle scuole e l’autodeterminazione delle relazioni contro l’idea di un modello unico: «Siamo contro la violenza di genere e contro un gioco razzista che strumentalizza stupri e femminicidi. Non saranno le telecamere a rendere le strade più sicure- ha concluso la ragazza rivolgendosi alla folla- ma saremo noi attraversandole e colorandole». 
 

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