Cronaca

E' morto in sella alla moto di un amico, l'ultima corsa di Loris: il meccanico generoso

I funerali non sono fissati ma dovrebbero svolgersi lunedì in forma laica come avrebbe voluto proprio il defunto. Intanto familiari sono in attesa della decisione della Procura che potrebbe effettuare l'autopsia

Loris Petrini

Un istintivo. Un appassionato. Un buono. Poco importava se doveva lasciare un lavoro per inseguire un’idea. Non era un problema. «Qualcosa da fare lo trovo» diceva sempre. Si rimboccava le maniche, avrebbe cercato un altro impiego e con l’aiuto degli amici sarebbe andato avanti. C’era sempre tempo per pensare al domani. E quando erano gli altri a chiedergli un favore, non c’è mai stata una volta nella vita in cui avesse risposto “no”. Uno spirito libero. Era così Loris Petrini, il meccanico anconetano di 46 anni che giovedì sera ha perso la vita schiantandosi contro una macchina, incontrata mentre percorreva la provinciale che collega Agugliano a Polverigi a bordo di una moto Buell. Una di quelle due ruote americane naked (nude in quanto a carrozzeria) che montano un motore Harley Davidson. Fatte per cavalcare l’asfalto. Quel tipo di strada dove ha trovato la morte Loris, genio della meccanica che «andava e veniva come gli pareva» senza rendere conto a nessuno. Anche al Centauro Dorico, dove ha lavorato per una vita fino al 2010 e dove lo ricorda così il titolare Carlo Marini: «Era uno capace di fare tutto ma era un'anima libera, una brava persona che cercava di accontentare tutti, non diceva mai “no” a nessuno. Al punto da fare anche troppo per arrivare su tutto». Una passione, quella per i motori, condivisa con il fratello Cristiano Petrini, per tutti “Alessietto”, talento del motocross e parrucchiere titolare del salone “Carpe Diem” di via dell’Artigianato. Insieme a lui, uniti nel dolore, ci sono anche i 3 figli: Matteo di 25 anni, Filippo di 20 e Tommaso di 17 anni. Quest’ultimo l’altra sera era a casa con la madre ed ex moglie di Loris Raffaella quando è arrivata la telefonata che ha fatto gelare il sangue nelle vene. Ma Loris era soprattutto un amico. Uno di quelli che arrivano nel cuore della notte se serve. E non è un modo di dire. «Risale almeno a 10 anni fa, ma ricordo quando partii con la mia famiglia in macchina per andare a Budapest - ha raccontato uno dei suoi migliori amici Claudio Paolozzi - Mi si rompe la macchina a Fano, erano le 2 di notte. E’ venuto su con la sua, me l’ha lasciata e ha preso in custodia la mia rotta. Era un buono, più che un fratello. In 30 anni di amicizia non mi ha mai detto di no. Certo poi lui era anche uno spirito libero che viveva alla giornata. Ma noi, gli amici, gli siamo sempre stati vicini come lui sapeva stare vicino a noi quando ne avevamo bisogno». Tra i suoi amici c’é anche il carrozziere Paolo Quercetti che, giovedì sera, ha ricevuto la chiamata per andare a recuperare i mezzi incidentati. «Non me la sono sentita e ho mandato dei collaboratori. Loris nella vita ha provato, è riuscito e ha anche fallito, non era un preciso, non avrebbe certo potuto fare l’impiegato di banca, ma era un uomo di buona volontà, una brava persona e un caro amico».

L’INCIDENTE E L'INDAGINE. Proprio come giovedì sera. Infatti il 46enne era stato a cena a casa di un amico a Polverigi che gli aveva chiesto di dargli un’occhiata alla sua moto. Loris è andato a cena per poi tornare a casa a bordo di quella moto. L’avrebbe poi guardata con calma. Ma Loris a casa non ci è mai arrivato. Erano le 22:00 circa quando lungo la strada del Vallone, all’altezza di “Vivai Piante Romagnoli”, ha incrociato la Fiat Panda condotta da un 18enne di Ancona. I due si sono scontrati frontalmente. Un impatto violentissimo che non ha lasciato scampo al motociclista dorico, anche se sull’esatta dinamica del frontale sta indagando la Polizia Stradale di Fabriano. Mentre i funerali ancora non sono fissati ma dovrebbero essere per lunedì pomeriggio e dovrebbero svolgersi in forma laica come avrebbe voluto proprio il defunto Loris Petrini. Intanto i familiari sono in attesa della decisione della Procura che potrebbe ancora decidere di fare l'autopsia. Di recente Loris Petrini aveva cominciato a lavorare per un’azienda come tuttofare, ma serviva l’auto per iniziare e non aveva tutti i soldi per assicurarla. «Venne da me per una mano - ha detto Claudio Paolozzi - Io l’ho aiutato ma poi quell’assicurazione non l’aveva fatta perché chissà a cosa altro pensava. Mi aveva fatto arrabbiare. Ma lui era così e gli volevamo tutti bene».

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