Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Lite al kebab, universitario preso a pugni per difendere un amico. Il “boxer”: «Mi ha preso per il collo»

La serata universitaria è finita a botte in via Carducci. Il picchiatore è a processo per lesioni. Una parola percepita come offesa ha innescato il diverbio

ANCONA - Voleva solo difendere un amico e ha rimediato un pugno e una ginocchiata. Una serata finita male quella di ritorno da una festa universitaria, per un 31enne di Camerino, studente nel capoluogo dorico all’epoca dei fatti. Il giovane si trovava in fila, dentro un kebab di via Carducci, quando un suo amico ha chiesto se qualcuno aveva 50 centesimi perché non gli bastavano i soldi per il panino. Una ragazza a fianco, che non conosceva, le aveva risposto in tono scherzoso (porgendogli un biglietto del bus) e questo aveva fatto già indispettire il fidanzato, arrivato a chiedere se aveva qualche problema. Chiarita la cosa era tornata la calma fino a quando una parola percepita male, come se fosse stata una offesa, aveva riportato il fidanzato nervoso a scagliarsi contro l’amico dello studente. Il 31enne si era messo di mezzo beccandosi un pugno in faccia. Era la sera del 27 ottobre del 2017. L’aggressore era fuggito ma il ferito lo aveva seguito chiamando con il cellulare la polizia per raccontare l’episodio e chiedere aiuto.

Arrivato in corso Mazzini l’aggressore lo aveva colpito di nuovo, con una ginocchiata, indispettito perché stava chiamando le forze dell’ordine. Poi era di nuovo fuggito ma la pattuglia lo aveva raggiunto e identificato vicino piazza Cavour. Con l’accusa di lesioni è finito a processo un 35enne di Loreto. Questa mattina, davanti al giudice Matteo Di Battista, l’imputato ha potuto raccontare la propria versione dei fatti. Sarebbe stato lui il primo a venire aggredito quella sera, dopo una serie di provocazioni che c’erano state già in un altro locale al porto. E sarebbe stato il 31enne ad andargli addosso. «Mi ha stretto le mani al collo», ha riferito il 35enne aggiungendo di essere stato anche deriso e apostrofato come “barbone”. Per tutta risposta il 31enne si sarebbe preso del fascista. Anche gli amici dell’imputato, difeso dall’avvocato Francesco Carletti, sentiti sempre oggi in tribunale, hanno confermato che il 35enne avrebbe subito delle provocazioni continue, anche prima del litigio al kebab. La vittima, parte civile nel processo con l’avvocato Enrico Ciafardini, gli avrebbe fatto anche lo sgambetto. Prossima udienza il 7 novembre per discussione e sentenza.

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