Cronaca

Follia a Senigallia: torna libero il ragazzo accusato di tentato omicidio

Non è stato convalidato l'arresto del 20enne di Ripe fermato l'altro giorno dai carabinieri di Senigallia. Non voleva uccidere la ragazza. E' quanto detto ieri all'interrogatorio, dopo il quale è tornato libero

Non voleva uccidere il 20enne di Ripe arrestato l'altro giorno dai carabinieri di Senigallia. E' questo il succo della versione che ha dato ieri mattina in sede di interrogatorio di fronte al gip, che non ha convalidato l'arresto del ragazzo, rimettendolo in libertà. L'unico limite per lui sarà quello di tenersi a debita distanza dalla ragazza di 16 anni. La stessa che, secondo gli inquirenti, il ragazzo avrebbe tentato di strangolare venerdì sera del 29 novembre. Una tesi contestata in pieno dalla difesa.

Assistito dall'avvocato Domenico Liso, l'indagato ha spiegato quella che è la sua versione dei fatti, che è abbastanza diversa dalla ricostruzione formulata dagli inquirenti in un primo momento. La sera del 29 novembre i due, in uno stato di alterazione mentale dovuta al mix di farmaci e bevande, sarebbero usciti insieme da un locale senigalliese e si sarebbero diretti in un parcheggio di un supermercato. Lì la ragazza, in preda ad angosce personali ed esistenziali, avrebbe chiesto al 20enne di ucciderla. Lui le avrebbe offerto il suo cacciavite per uccidersi, dicendole però che mai le avrebbe fatto del male. “Piuttosto mi ammazzo” io le avrebbe detto. Una notte di vera follia che evidentemente nasconde disagi personali ed esistenziali che vanno ben oltre la semplice serata di sballo di una coppia di adolescenti. Due giovani che forse hanno la colpa di non vivere un'adolescenza serena come dovrebbe essere per chiunque a quella età.

Fatto sta che la notte è proseguita sul lungomare di Torrette di Fano. E' lì che è avvenuto il fatto per cui gli inquirenti avrebbero arrestato il giovane con l'accusa di tentato omicidio. Sempre secondo quanto emerso dall'interrogatorio, lei insisteva perchè lui la portasse a Roma. Voleva fuggire dalla realtà senigalliese. Il giovane ha risposto più volte “No”. A quel punto sarebbe stata la minorenne di origini straniere a ricominciare con la richiesta più assurda: “Allora uccidimi”. Lui a quel punto le avrebbe praticato una pressione al seno carotideo, facendole perdere i sensi. Quando lei si è ripresa, sarebbe stato lo stesso studente di 20 anni a portarla in ospedale per assicurarsi che stesse bene.

Una versione che ha dunque portato il giudice a ridimensionare l'intera vicenda che, fin dall'inizio, era sembrata esagerata al legale del 20enne. L'avvocato Liso, che ritiene forzata l'accusa di tentato omicidio, ha espresso soddisfazione all'indomani della scarcerazione del ragazzo. Tuttavia su lui pende ancora la pesante accusa di tentato omicidio (oltre che di lesioni personali). Ora la palla passa al pm che potrà impugnare la decisione alla Cassazione.

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