Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Incontinenza dopo il parto naturale, indagati 3 medici di Ancona

Partorisce nel 2013. Poi ha inizio il calvario di una mamma di 34 anni, colpita da una sospetta incontinenza che le ha limitato la vita e per cui sono finiti sotto indagine tre camici bianchi di Ancona

Sala Operatoria (Credito Infophoto)

Partorisce al Salesi nel 2013. Poi, da lì, ha inizio il calvario di una mamma di 34 anni, colpita da una sospetta incontinenza subito dopo la più bella esperienza della sua vita, cioè quella di avere un  figlio. Secondo quanto riferito dalla donna, è tornata all’ospedale dei bambini di Ancona, dove l’avrebbero invitata a temporeggiare per vedere se il problema passasse da solo. Non fu così. Bastò una visita a Jesi per avere una diagnosi: lacerazione al perineo. Questa, almeno secondo l’altro parere medico, la causa di quel disagio invalidante. Da dove arriva quella lesione? Da questa domanda è scaturita la denuncia nei confronti di tre camici bianchi (due ginecologhe e un terzo medico), oggi accusati di lesioni colpose e difesi dall’avvocato Alessandro Scaloni. Indagati già parzialmente scagionati dalle relazioni di tre periti, che non hanno riscontrato una responsabilità medica, evidenziando come quella incontinenza possa essere conseguenza di un fenomeno fisiologico, cioè un’infiammazione. 

Proprio ieri ci sarebbe dovuta essere un’udienza conclusiva quando è arrivato il colpo di scena: due dei tre tecnici incaricati di fare la perizia sul caso sarebbero coniugati. Sì, perché in un’udienza del settembre scorso, dopo aver nominato un chirurgo vascolare e un medico legale, il giudice aveva sentito l’esigenza di consultare anche un ginecologo. Così la moglie, già perito del caso e sottoposta a giuramento, ha suggerito il marito per questioni di tempo. Una fatto grave secondo l’altra parte perché il giudice non sarebbe stato al corrente del rapporto. Così ieri l’avvocato della parte offesa Riccardo Leonardi, di fronte al gip Antonella Marrone, ha parlato di grave mancanza nel rapporto fiduciario tra periti e giudice, sollevando un’istanza di ricusazione dei periti. «Parrebbe che i due periti siano coniugi - scrive Leonardi - Ora, tacere la circostanza, ha costituito una grave mancanza nei rapporti con il Giudice, il quale avrebbe dovuto essere comunque preventivamente informato della situazione. In conclusione si ritiene che, ove il Collegio non rassegni le dimissioni dall’incarico sua sponte, il Giudice, previo accertamento della sussistenza del rapporto di coniugio, voglia procedere alla revoca della nomina dell’intero collegio peritale non avendo gli stessi dichiarato la situazione di incompatibilità tra due dei tre componenti».

Dunque l’avvocato Leonardi parla di incompatibilità, riferendosi alle norma sull’astensione dei giudici (all’art. 36 del codice di procedura penale) che, a detta sua, vale anche per i periti.  Ma non la pensa così l’avvocato Scaloni: « «La difesa è molto serena perché c’è una perizia medica che esclude categoricamente ogni responsabilità dei medici. Per quanto riguarda l’eccezione sollevata dalla parte lesa è strumentale e priva di fondamento». Nel frattempo il Gip Marrone si è riservata di decidere.

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