Legambiente su gestione rifiuti: «Alle Marche non servono ricette fantasiose»

Dal 2012 al 2018 portati in discarica il 30% in meno di rifiuti

Foto di repertorio

Legambiente Marche torna sul tema della gestione dei rifiuti nella regione a seguito delle numerose dichiarazioni dei candidati per le regionali e le amministrative del prossimo 20 e 21 settembre.

«Leggiamo troppo spesso proposte di ricette nella gestione dei rifiuti che appartengono al passato – ha dichiarato Marco Ciarulli, direttore di Legambiente Marche –. Nelle Marche non dobbiamo ricorrere ai miracoli perché un modello vincente già lo abbiamo in casa ed è il modello maceratese dove la raccolta differenziata porta a porta è il cuore della gestione dei rifiuti. Oggi sicuramente questo modello va implementato, e questi miglioramenti stanno già arrivando. In primis a livello impiantistico, con un impianto di trattamento dell’organico per la produzione di biometano, inoltre si sta sviluppando il secondo impianto di riciclo in Italia per i prodotti assorbenti della persona. Fino a ieri erano rifiuti, oggi diventano realmente preziose risorse per l’economia circolare». L’associazione sottolinea come sull’impiantistica si gioca la partita centrale nella gestione dei rifiuti.

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«Non abbiamo bisogno di termovalorizzatori perché appartengono al passato – ha continuato Ciarulli –; la direzione che ha preso la Regione Marche è quella della riduzione del conferimento dei rifiuti in discarica, con una riduzione netta di circa il 30% negli ultimi 6 anni (dati ARPA Marche). Questo dato è riscontrabile dai report annuali della Regione Marche, dove si può vedere che la produzione generale di rifiuti negli anni non ha subito particolari contrazioni (tabella 1), ma il conferimento effettivo in discarica è stato effettivamente inferiore (tabella 2). La raccolta differenziata funziona bene ed ha ancora ampi margini di miglioramento, ma tutte le ATA devono sbrigarsi ad approvare i loro piani d’ambito e prevedere all’interno di essi una gestione coraggiosa dei rifiuti, con il porta a porta spinto il più possibile sul territorio e impianti per la produzione di biometano dalla frazione organica dei rifiuti, l’unico recupero energetico di cui abbiamo realmente bisogno per contrastare i cambiamenti climatici in atto».

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