Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

La Signora dei Ghepardi in visita allo zoo di Falconara: «Davvero un bel parco»

Laurie Marker, zoologa americana e fondatrice del Cheetah Conservation Fond per la salvaguardia dei ghepardi ha toccato anche le Marche nel suo tour italiano

La zoologa americana con uno dei ghepardi di Falconara

«It's a very nice zoo». È positivo il giudizio di Laurie Marker, zoologa americana fondatrice del Cheetah Conservation Fond in prima linea per la salvaguardia dei ghepardi, sul Parzo Zoo di Falconara. In Italia per raccogliere fondi, la Marker ha partecipato sabato 7 maggio ad un convegno veterinario ad Ancona e nel pomeriggio ha visitato la struttura falconarese. Proprio a Falconara vivono Azizi e Ayari, due esemplari maschi, fratelli, di 2 anni e mezzo arrivati lo scorso dicembre dal Safaripark Beekse-Bergen in Olanda. La zoologa statunitense ha incontrato un nutrito gruppo di visitatori spiegando loro le caratteristiche di questi splendidi animali, purtroppo a rischio di estinzione a causa del bracconaggio (per le pelli ma anche per trasformarli in animali da compagnia strappandoli dalla natura) o uccisi dagli allevatori che temono attacchi alle loro greggi. Non sono mancati suggerimenti ai responsabili della struttura. 

La Marker si è anche complimentata per la ricostruzione dell'habitat e per come vengono tenuti gli animali. «I ghepardi amano gli spazi aperti e poter vedere le loro prede – ha detto – Sono felice di essere qui: ho conosciuto un bel parco. Sono più magri di quando sono arrivati? Questo dipende dal clima, da voi è più caldo rispetto all'Olanda». La parte più alta del zona dei ghepardi, in effetti, gode della bella vista di Barcaglione che spazia dal golfo di Ancona fino ai colli pesaresi. Attraverso pareti in plexiglas Azizi e Ayari possono osservare gli spazi confinanti dove vivono i piccoli suricati e i daini. Potranno riprodursi? A Falconara i fiocchi dei neonati non mancano. L'ultimo in ordine di arrivo è la piccola zebra, battezzata dal pubblico dei social "Fulmine" ma ogni decisione in merito viene presa a livello europeo valutando la miglior qualità genetica possibile. Azizi e Ayari dovranno aspettare comunque visto che i ghepardi, in natura, si accoppiano all'età di 4 anni

Al termine della visita, la cena al RistoZoo del parco, durante la quale la Marker – tradotta da Elisabetta von Hoenning O'Carroll, presidente del CCF Italia organizzatore del tour – ha illustrato l'attività della sua Fondazione. In Namibia, dove vive il 50% della popolazione mondiale di ghepardi, la CCF opera nella ricerca scientifica e genetica, accogliendo inoltre cuccioli rimasti orfani o feriti che vengono curati e, se possibile, reintrodotti in natura. Viene inoltre svolta formazione agli allevatori. Come? Facendo capire loro che per proteggere il bestiame basta un cane da pastore. È stato quindi introdotto il Pastore dell'Anatolia, preferito al "nostro" Maremmano per il pelo corto che più si addice al clima africano, e capace di impaurire leoni, ghepardi e altri grandi felini predatori con il solo abbaiare. La Fondazione alleva i cani, li va convivere fin da cuccioli con le capre e poi li regala agli allevatori. Dal 1990 a oggi ne sono stati donati oltre 600 "per raggiungere e stabilire una pacifica convivenza fra uomo, gregge e ghepardo". Al mondo sono rimasti solo 7000 esemplari di ghepardo (a inizi '900 erano 100mila). Di questi, 1700 vivono in cattività come Azizi e Ayari.

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