Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Karim Franceschi, l'italiano che combatté l'Isis: "Ho visto morire bambini soldato"

Karim Franceschi, 25 anni di Senigallia, rientrato a casa ad aprile dopo tre mesi passati a Kobane, è l'unico italiano ad aver combattuto contro l'Isis. Ha imbracciato le armi per liberare la città dall'assedio del califfato.

Karim Franceschi

Ha visto bambini soldato morire, ha visto la tragedia della guerra, ha visto i valori della democrazia e della libertà essere calpestati senza pietà dall'Isis. Karim Franceschi, 25 anni di Senigallia, rientrato a casa ad aprile dopo tre mesi passati a Kobane, racconta la sua esperienza. Il giovane, unico italiano ad aver combattuto contro l'Isis, ha imbracciato le armi per liberare la città dall'assedio del califfato. Karim era andato a Kobane, città curda martoriata dalla guerra situata nel nord della Siria ai confini con la Turchia, con un progetto umanitario per fare controinformazione.

In un villaggio ha visto dei bambini soldato, alcuni di loro morti combattendo per la libertà della città così Karim ha deciso di combattere come volontario contro l'Isis, a fianco dei curdi. «Quando sono entrato a Kobane la città era completamente circondata ed era sull'orlo del crollo. Era necessario andare lì e dare un supporto più che umanitario un supporto concreto: quello della lotta armata e della resistenza. Incontrando quei bambini soldato e sentendo i loro racconti ho capito che era il momento di fare di più» racconta il venticinquenne.

Una volta presa la decisione di combattere come volontario contro l'Isis, è stato addestrato per soli quattro giorni poi, si è ritrovato subito in prima linea. «Essere in prima linea significa combattere tutti i giorni, la notte e avere la morte veramente a un passo. Le truppe dell'Isis erano meglio equipaggiate, erano più numerosi di noi. Noi avevamo delle linee sottilissime di fronte che dovevamo tenere per evitare che arrivassero alla popolazione civile alle nostre spalle».

Più di una volta Karim ha pensato di non farcela. «L'ho pensato un'infinità di volte. L'ho pensato quando ho visto i miei compagni morire, l'ho pensato quando il freddo e la fame erano diventate una cosa insopportabile, l'ho pensato tantissime volte...». Alla domanda se tornerà in quelle terre Karim Franceschi preferisce non rispondere ma ricordare quel che di positivo quell'esperienza gli ha lasciato. «Questa esperienza mi ha lasciato l'amore di questo popolo per la democrazia e la libertà, soprattutto considerando tutte quelle somiglianze tra i nostri valori e i loro: quelli di democrazia, di libertà e della resistenza». 

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