Cronaca

Jacopo, l’agonia e il record: «Missione compiuta, ora voglio Trieste»

Jacopo Bugatti ha completato la maratona solidale in sup a fianco dell’AIRC per la lotta contro i tumori. Ha raccontato le sue 24 ore di passione prima del trionfo

Jacopo Bugatti

Impresa lo è stata, nel vero senso della parola. Il blocco intestinale, il vento contrario, il caldo notturno e i crampi dovuti al mare mosso non hanno però fermato Jacopo Bugatti e la sua sfida al cancro. «Ciao bella, ci vediamo alla prossima» ha detto l’iron man anconetano all’ultima boa dopo averla baciata. L’atleta ha completato la maratona in sup pagaiando per 24 ore lungo l’anello tra la Cava Davanzali (Due Sorelle) e il Passetto. L’obiettivo di superare i 122 km in 22 ore e mezzo, record stabilito nella traversata dell’Adriatico del 2014, è stato raggiunto abbondantemente. Jacopo ha percorso la stessa distanza in 21 ore, mentre tra le 16 di venerdì e la stessa ora di sabato ha coperto la distanza complessiva di 147 km. A spingere Jacopo, supportato sulla barca “Mia” dallo staff e dalla famiglia al completo, c’era anche una motivazione speciale: richiamare l’attenzione per l’AIRC sulla lotta contro i tumori. E ora? «Il sogno rimane quello di pagaiare da Ancona a Trieste in sup, ci spero da tempo ma non si sono mai verificate le giuste condizioni meteo però resta un obiettivo e cin un supporto come quello che ho avuto in questa impresa…»

L'agonia e il trionfo

«All’inizio e per tutto il primo giro ho avuto un blocco intestinale, mi tremavano le gambe ed ero agitato- racconta Jacopo- dalla barca di supporto volevano che mangiassi ma io non riuscivo a buttare giù nulla, avevo lo stomaco chiuso poi la Coca Cola e un po' di bicarbonato mi hanno aiutato e il disturbo è passato». L’atleta, che a fine sfida ha perso circa 4 kg, ha dovuto lottare anche contro le condizioni meteomarine: «Il vento che soffiava da nord non mi ha mai abbandonato e la notte arrivava da terra, per alcune ore tirava anche a 16 o 18 nodi, insomma è stato un bel mazzo». Le onde, presenti fin dalle prime battute (GUARDA IL VIDEO), hanno creato nel lungo periodo problemi muscolari: «Con quel mare sei sempre alla ricerca di un equilibrio propiocettivo sulla tavola, però l’acqua bolliva sotto i piedi e questo mi ha causato crampi alle mani e ai piedi». Lo staff a bordo di “Mia”, timonata e armata dall’amico Alessandro Nicosia, è stata quindi una manna dal cielo: «Sono stati tutti dei grandi ma David Rinaldoni, il fisioterapista, è stato il valore aggiunto che l’altra volta non avevo. Sono salito cinque o sei volte in barca e lui mi ha trattato per far sparire i crampi e le contratture. E’ argentino e come in ogni squadra che si rispetti è il sudamericano che ti fa la differenza» ha scherzato Bugatti. In barca c’erano anche il preparatore atletico Marco Mencarelli, il medico e amico Roberto Moroni «che ha sempre una parola in più per tirarmi fuori l’impossibile», la moglie Giovanna e i figli Matilde, Nicolò e Matteo che ha raggiunto il papà all’1 di notte in sup. «La boa di arrivo? L’ho baciata- ha detto Jacopo- anche se devo dire che nonostante le difficoltà le ultime 4 ore sono andato veramente forte. Il vento era calato, forse avevo anche scaricato la tensione e vedevo la fine dell’impresa. Quando restavano 4 ore per me ormai mancava il tempo di un normale allenamento e tutto questo mi ha messo in una condizione differente». Ma pagaiare di continuo in piena notte che esperienza è stata? «La notte della traversata dell’Adriatico era stata un incubo, stavolta è stato diverso anche perché vedevo le luci della costa ed è stato bellissimo. Fino alle 23 poi c'è stata la gente che mi incitava, dal mare sentivo le loro voci e poi vedere il Passetto illuminato dal mare è stato uno spettacolo». A impresa conclusa è stato tempo di congratulazioni e ringraziamenti: «Ho ricevuto la telefonata della vicepresidente nazionale dell’AIRC e sono stato molto contento». All’evento è stata collegata una raccolta fondi sul portale www.retedeldono.it che resterà aperta fino al 14 settembre. 
 

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