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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

Fare lo spogliarellista ad Ancona, intervista a Simone Saia

Abbiamo intervistato Simone Saia: un ragazzo anconetano che nella vita fa lo spogliarellista. Ci ha parlato della sua attività che definire spogliarello è riduttivo: il suo è uno spettacolo e ci ha spiegato perché

Simone Saia è un ragazzo anconetano che, oltre al suo "normale" lavoro, fa lo spogliarellista. Il suo spettacolo è richiesto nelle discoteche, nei clubs privati, nei locali gay e in appartamenti privati in cui solitamente si svolge il più classico degli addii al nubilato. Spettacolo lo abbiamo chiamato perché di questo si tratta, non è un semplice spogliarello che dura 5 minuti, lui organizza veri e propri shows con delle basi musicali, dei travestimenti, l'atmosfera, il tutto preparato con serietà perché, ci tiene a dirlo, è un professionista. Simone lavora per un'agenzia che è l'Italian Emotion Agency, è iscritto all'Enpas come artista generico, le sue performance vanno dal semplice spogliarello a esibizioni più spettacolari e acrobatiche, il suo obiettivo è regalare 15 o 20 minuti di vere emozioni che non possono essere costrette nel termine "spogliarello". Insomma non chiamatelo "magic" perché lui, nella recente produzione cinematografica che racconta la vita di uno spogliarellista, non ci si rivede: non è quella la realtà, in cui dovunque si va ci sono ragazze disponibili e droga. Siamo andati a casa di Simone per intervistarlo.

Come si pongono gli anconetani di fronte ad una realtà come la tua?

"Secondo me Ancona si è aperta abbastanza rispetto a tanti anni fa. Anni fa si pensava che chi lavora nel mondo notturno è per forza un criminale o uno che non ha voglia di fare niente. Col tempo ho visto molti cambiamenti e la gente ha dei giudizi un po' più positivi mentre prima era peggio, soprattutto nelle comunità giovanili, dove si pensava sempre che si facesse uso di droga, che ogni notte si potesse andare con una donna differente. Non è questo. Io ho portato spesso e volentieri tanti amici con me e si sono resi conto anche loro che che c'è un'etica anche in questo mestiere. Anche i locali e i ristoranti sono più aperti, prima non lo facevano proprio lo spogliarello per le donne, adesso lo richiedono di più e in generale la gente lo vede un po' meglio di prima lo spogliarellista. Ancora qualcuno comunque non la vede bene questa attività."

Lo si può quindi definire un mestiere?

"Chiamiamolo mestiere anche se un mestiere non è. Da un certo punto di vista è una professione, se eravamo in America magari lo potevi fare ogni giorno come una professione, in Italia non hai questa opportunità perchè da noi non è così richiesto: ci sono periodi che fai anche 3 o 4 spettacoli a settimana, periodi che ne fai uno solo a settimana, periodi che non ne fai nessuno. Non offre un'opportunità continuativa diciamo, anche perché c' è molta concorrenza di pseudo-spoglierellisti che sono solo persone palestrate che si spogliano, non danno un minimo di emozione e non fanno spettacolo".

Simone Saia2



Che cosa significa fare spettacolo per te?

"Io in 15 minuti devo spogliarmi perché devo fare uno spettacolo. Da lì partiamo con basi musicali scelte e abbinate professionalmente, attorno a queste si costruisce lo spettacolo. Chiaramente i costumi sono quelli che mi sento di più in base alle musiche. Da lì creo lo spettacolo, durante il quale, con l'aiuto di alcuni effetti come ad esempio le torce di fuoco, lo show riesce a trasmettere delle emozioni. Il concetto è trasmettere qualcosa alle persone."

Che doti deve avere un ragazzo per fare lo spogliarellista professionista?

"Sicuramente doti estetiche: fisicamente devi essere bello. Poi ci sono due tipologie di spogliarellista: il ballerino e il palestrato. Il primo balla, può essere anche più basso ed è generalmente un ballerino professionista o l'altra tipologia che sono quelli palestrati, un po' più alti e che sono più "grezzi" nei movimenti. Deve sapersi muovere e saper creare uno spettacolo come ti dicevo prima, con delle musiche ottime perchè la musica è la base di tutto e con dei costumi abbinati alla musica. Non è una cosa facile a differenza di quello che si può pensare."

Come risponderesti a coloro che vedono in questa attività una mercificazione del proprio corpo?

Ma non è così, secondo me risalta invece il proprio corpo. E' un modo di mettere in mostra il proprio corpo ma chi pensa questo sbaglia perchè comunque si offre un'emozione, qualcosa che rimane, soprattutto nell'addio al nubilato. Tu quella notte diventi l'attrazione principale di una cosa grande perché la donna si sposa e tu diventi un ricordo che porterà per tutta la vita. Per questo dare il meglio di sé, dare un'emozione e trasmettere qualcosa a tutti quelli che sono li intorno penso che non sia semplicemente far sì che il tuo corpo diventi merce."

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