Cronaca

La storia di Malik: “Io, ex detenuto nel carcere di Montacuto”

Anconatoday racconta la testimonianza di un ex detenuto del carcere di Montacuto, una situazione critica di sovraffollamento che rende la vita difficile ai detenuti ma anche al personale

Nella foto: il carcere di Montacuto

Anconatoday racconta la testimonianza di un ex detenuto del carcere di Montacuto. Il carcere soffre condizioni di sovraffollamento, accogliendo circa 400 detenuti per una capienza regolare che non dovrebbe superare le 178 persone. Il personale di Polizia Penitenziaria conta inoltre 120 agenti, quando dovrebbero essere almeno 200.
Malik (il nome è di fantasia) è stato in carcere 4 mesi per una denuncia di violenza, e ha accettato di rispondere ad alcune domande.

Malik qual è la vita di chi si trova all’interno di un carcere come quello di Montacuto?
Vivi senza libertà, non è stata per niente un’esperienza piacevole, io non avevo fatto niente per stare lì dentro. Comunque io non davo fastidio a nessuno e mi facevo i fatti miei, ho letto un sacco di libri e infatti posso dire che ho scoperto lì la passione per la lettura. E’ stato anche un periodo che mi ha fatto molto riflettere. Per il resto ti fai una doccia al giorno, fai due pasti al giorno e hai tre ore d’aria la mattina e tre il pomeriggio più o meno.

E’ mai morto qualcuno a Montacuto mentre eri in carcere tu?
Si due persone, un ragazzo di Napoli e un amico mio che si chiamava Gazi, quando è morto lui io mi sono molto arrabbiato, ero disperato e sotto shock infatti me la sono presa con una guardia e sono stato punito: non sono uscito dalla mia cella per dei giorni. Lì dentro non riesci a protestare, non ti ascolta nessuno e quando protesti loro si arrabbiano di più e quindi è inutile.

Hai mai assistito a scene di violenza?
A me non è mai successo, ma mi è capitato di vederne.

Qual è la sensazione che provi ripensando a questa esperienza?
Una brutta sensazione perché lì dentro mi sentivo un verme, mi sentivo un verme senza aver fatto nulla per meritarmelo. L’assenza completa di libertà non mi faceva più sentire parte della società, mi sentivo un escluso, mi sentivo senza vita. Non credo che tutto questo sia giusto.
 

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