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Cronaca

«Piangevo per pagare 100 euro, non pensavo che in un anno avrei comprato casa»

Ricostruiamo alcuni dei passaggi chiave che hanno portato all'arresto di Emanuele Luchetti, l'infermiere di Falconara che fingeva di inoculare i vaccini in cambio di denaro

ANCONA - E' il 17 dicembre 2021 ed Emanuele Luchetti è al telefono con Liana Spazzafumo, dirigente presso l'Agenzia regionale della Sanità. I due, che hanno una relazione, parlano dell'acquisto di una casa da parte dell'infermiere, sorpreso dall'improvvisa disponibilità economica avuta nell'ultimo periodo. Luchetti racconta alla compagna che «tutto si pensava tranne che in un anno io compravo la casa!» visto che in passato «piangevo che non gliela facevo a pagare 100 euro». E' questo uno stralcio delle intercettazioni in mano agli investigatori nell'operazione "Euro Green Pass", che nella mattinata di ieri ha portato all'esecuzione di 50 custodie cautelari. Così Emanuele Luchetti, infermiere vaccinatore di 50 anni, residente a Falconara e operativo anche presso il Centro di Salute mentale, è finito in carcere con l’accusa di aver inoculato falsi vaccini in cambio di denaro all'interno dell'hub vaccinale di via Schiavoni. Un giro di affari che gli aveva fruttato, in poche settimane, circa 18mila euro.

La ricostruzione

Riavvolgiamo il tempo di due settimane. Il 1 dicembre il medico odontoiatra Carlo Miglietta nota Luchetti fingere di inoculare una dose ad un paziente e poi gettare il vaccino nel contenitore Agobox. Miglietta, che poi si rivelerà decisivo per le indagini, decide di affrontarlo «non gliel'hai fatta per niente, mi prendi in giro?» e «ti ho visto, non glie'hai fatta per niente». L'infermiere inizialmente prova a negare «no no, gliel'ho fatta solo mezza» poi capisce che è inutile continuare a mentire e confessa «Va bè, sarò corretto. Lei (la paziente ndr) si caga addosso da morire, il marito mi ha fatto una cantilena. La prossima volta ti avviso». A quel punto è lo stesso Miglietta a fingersi collaborativo con Luchetti cercando di carpire quante più informazioni possibili. Sarà proprio il medico infatti a denunciare il tutto al capo della Squadra Mobile Carlo Pinto, consegnando anche i soldi ricevuti da Luchetti nei giorni successivi per le false vaccinazioni. Luchetti racconta di alcuni suoi pazienti che definisce «amici di un mio professore, gente che poi mi darà una mano sugli esami» e sempre con Miglietta parla dell'avvocato anconetano Gabriele Galeazzi «Queste persone sono venute a chiedermi informazioni tramite un avvocato, c'è un avvocato di mezzo. Galeazzi di Ancona, non so se lo conosci». Secondo quanto raccontato da Luchetti a Miglietta, sarebbe stato proprio l'avvocato Galeazzi l'ideatore del sistema illecito, suggerendo all'infermiere le modalità operative più sicure, come quella di non ricevere denaro direttamente al centro vaccinale ma di passare da lui in studio. Dalle intercettazioni spunta anche Daniele Mecozzi, titolare dell'hotel Casablanca di Civitanova, ora ai domiciliari con l'accusa di corruzione e peculato. Secondo gli investigatori avrebbe svolto il ruolo di intermediario, portando i pazienti presso l'hub vaccinale per il finto vaccino. E' proprio Luchetti a chiamarlo il 13 dicembre proponendo di vedersi «nel pomeriggio entro le 16.30, oppure sabato mattina» mentre Mecozzi gli dice che gli farà sapere perchè «devo sentire i ragazzi».

Il giudice

Nelle motivazioni il gip Carlo Masini parla di un sistema illecito organizzato e pervasivo, pianificato in ogni dettaglio. Chi ne faceva parte si muoveva ispirato soltanto dalla finalità di lucro o comunque da vantaggio ed interesse personale, incurante delle possibili conseguenze sanitarie e sociali causate dalla mancata vaccinazione. Emanuele Luchetti, accusato di falso, peculato e corruzione ha «gravemente tradito i doveri della propria professione sanitari ed ha sottoscritto decine di certificati vaccinali falsi, lucrando su ignoranza e paura». 

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