Offese sui social e poi le scuse, il sindaco lo perdona: via la querela

Lo scorso settembre un utente aveva insultato su Facebook il primo cittadino che aveva sporto querela: «Preso dall’impulsività ho utilizzato termini che non mi sono consoni, sono rammaricato»

«Ritengo doveroso indirizzare alla Sua persona formali scuse per aver scritto, nel mese di settembre 2018, su Facebook, frasi diffamatorie riguardanti la sua persona e denigratorie del suo operato. Sono una persona semplice e animata da buone intenzioni ma in quel momento, preso dalla polemica e dall’impulsività, ho utilizzato termini e concetti che non mi sono consoni e contrastano con il mio modo di vivere. Non era mia intenzione mettere in dubbio né la Sua onestà né la Sua capacità e professionalità nello svolgere il ruolo istituzionale che ricopre, e di questo me ne rammarico». È questo il testo della lettera pervenuta al sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi da parte di un uomo verso il quale lo stesso primo cittadino aveva esposto querela per un post pubblicato su Facebook dai toni gravemente diffamatori.

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«Prendo atto delle scuse – afferma Mangialardi – pervenutemi con l’autorizzazione a renderle pubbliche e l’accettazione da parte sua del pagamento delle spese legali. Ritiro pertanto la querela, ma, come ho già detto altre volte, vorrei fosse chiaro una volta per tutte che considero mio profondo dovere difendere il ruolo e l’istituzione che rappresento dalla mancanza di educazione civica e dall’odio politico. Inoltre di fronte all’uso reiterato dei social network come strumenti di offesa, denigrazione e diffamazione, ribadisco che non è più mia intenzione soprassedere a falsità infamanti e ingiuriose che riguardano la mia persona e la mia dignità di cittadino. Anche nello scontro politico più duro, infatti, dal quale non mi sono mai tirato indietro, la base deve sempre essere il rispetto dei singoli individui. Chi per mancanza di educazione, incompetenza o odio di fazione pensa di poter sostituire impunemente l’insulto alla critica legittima sbaglia di grosso e dovrà risponderne per vie legali».

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