Reagisce agli insulti razzisti verso la moglie, picchiato a morte da un marchigiano

Emmanuel e la sua compagna erano in fuga dalla Nigeria, dove avevano perso tutti i loro familiari in uno degli attacchi alle chiese cristiane da parte di Boko Haram, per poi superare altre violenze in Libia

Emmanuel Chidi Namdi con la moglie Chinyery

FERMO - È morto Emmanuel Chidi Namdi, richiedente asilo nigeriano di 36 anni, finito in coma dopo essere stato picchiato da quello che gli investigatori avrebbero già identificato come un ultrà della Fermana. E’ successo tutto ieri sera, quando, per motivi ancora da chiarire, sarebbe nato un diverbio tra il nigeriano e il fermano, che sarebbe arrivato a dare della «scimmia» alla compagna di Emanuel, fino a strattonarla. A quel punto il 36enne avrebbe reagito impadronendosi di un paletto della segnaletica stradale con cui avrebbe colpito il tifoso, già noto alle forze di polizia, facendolo cadere a terra. Poi la reazione del marchigiano che avrebbe sferrato un pugno al volto del giovane africano, finito a terra, dove non si è più rialzato. L’italiano è stato denunciato a piede libero. Emmanuel e la sua compagna erano in fuga dalla Nigeria, dove avevano perso tutti i loro familiari in uno degli attacchi alle chiese cristiane da parte di Boko Haram e per arrivare in Italia avevano superato altre violenze in Libia. Avevano cercato nuova vita lo scorso novembre quando erano stati accolti dalla Fondazione Caritas in veritate guidata da don Vinicio che ha detto: «Sono gli stessi delle bombe davanti alle chiese o quanto meno appartengono allo stesso clima culturale, credono di appartenere alla razza ariana».

Un episodio che non ha precedenti nella città fermana per cui è arrivata anche la reazione del segretario regionale del Pd Francesco Comi per cui: «Ora la rabbia cede il passo al dolore. Emmanuel non c'è più. Ha chiuso gli occhi per sempre, ucciso dalla violenza cieca di un odio discriminatorio e folle. Non ci sono parole per descrivere l'assurdità del gesto criminale consumatosi nella città di Fermo che, per mano - assassina - di un italiano ha strappato la vita di un giovane nigeriano arrivato da pochi mesi in Italia in cerca di un futuro migliore. E se invece di speranza gli è stata riservata la morte quella che, a nome mio e dell'intero Pd Marche, avanzo nei confronti di questo atto miserabile è una condanna senza attenuanti. Non è sopportabile né giustificabile, in alcuna benché minima misura, la discriminazione fatta violenza e poi morte. Non è questo il Paese, la regione e le cittadine che vogliamo. I nostri territori devono essere culla di garanzie e tutele per tutti, indipendentemente dalla propria nazionalità. E chi sbaglia, come chi, in questo caso, si è fatto strumento di odio razziale e portatore del male assoluto, deve pagare. Non può rimanere impunito. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e rivolgiamo le nostre condoglianze a Chimiary, compagna di Emmanuel e, anche lei, vittima di questa violenza a cui ha dovuto assistere impotente, fino a dover vedere andarsene per sempre il suo Emanuel". Così il segretario regionale del Pd Marche, Francesco Comi, interviene in merito all'episodio di violenza perpetratosi a Fermo e che ha provocato la morte di un ragazzo nigeriano di trentasei anni». 

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