«Prima il botto, poi l'auto ha cominciato a girare mentre si riempiva di fumo»

Sono queste le parole del conducente dell'auto con a bordo i 4 operai che, lunedì scorso, è rimasta coinvolta nell'incidente mortale in A14 vicino al casello Loreto-Porto Recanati

«Stavamo percorrendo la strada a velocità moderata. Non abbiamo visto nulla. Ad un certo punto abbiamo sentito un boato, un botto come fossimo andati a sbattere contro un muro, poi l'auto ha cominciato a girare su se stessa mentre sentivo che dentro si stava riempiendo di fumo. Poi il nulla. Ho temuto di morire». Sono queste le parole del conducente della Peugeot con a bordo i 4 operai di Aversa (provincia di Caserta) che, lunedì scorso, ha falciato il camionista greco, morto sul colpo dopo essere sceso in strada per controllare i danni subiti da un precedente tamponamento. Nell’incidente stradale, avvenuto in A14 vicino al casello Loreto-Porto Recanati, è rimaso gravemente ferito anche l’altro camionista, tutt’ora ricoverato al reparto di Rianimazione dell’ospedale di Ancona in prognosi riservata. 

L’auto, quella sera, era diretta ad Ancona perché la ditta dei 4 operai è impegnata nei lavori di ristrutturazione dell’ex Umberto I. Il conducente, 33 anni e titolare dell’impresa edile, è stato dimesso oggi dall’ospedale con una prognosi di 30 giorni per varie fratture e una lesione all’occhio destro. Oggi lui ha raccontato la sua versione: non si dà pace per quanto accaduto ma sa di non aver alcuna responsabilità. Ha perso il controllo del mezzo, questo sì, ma tramite l’avvocato Ugo Pierlorenzi del foro di Ancona (foto in basso), fa sapere: «La macchina non ha perso il controllo così, senza motivo o per paura di qualcosa. La macchina è finita contro il camion perché si è schiantata contro un grosso pezzo di metallo, presumibilmente una parte del cambio di uno dei due tir dopo lo scontro avvenuto fra loro subito prima dell'arrivo dell'auto dei 4 campani».

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Incidente mortale in A14: ecco la dinamica dei fatti 

Dunque il conducente della Peugeot non avrebbe potuto fare altrimenti e, a conferma della testimonianza dell’imprenditore casertano, ci sono almeno due elementi. In primis il verbale della Polizia Stradale di Porto San Giorgio, che conferma come l’auto avesse perso il controllo dopo aver impattato contro un “detrito finito sulla corsia di sorpasso della carreggiata dopo il frontale tra i due tir”. In secondo luogo anche la testimonianza di alcuni soccorritori arrivati sul luogo della tragedia, che hanno visto come l’autostrada, nel tratto coinvolto dallo schianto, fosse disseminata di pezzi di metallo. Senza contare come in quel preciso punto, l'A14 sia completamente priva di illuminazione, al punto da rendere difficoltoso notare la presenza anche di chi indossa il classico giubbotto catarifrangente. Tanto che, a sostenere di non aver visto assolutamente nulla, ci sono anche gli altri 3 operai, tutti di Aversa. C'erano loro in auto con l'imprenditore 33enne: un 40enne dimesso con 20 giorni di prognosi, un 40enne dimesso con 30 giorni e un 55enne operato d’urgenza e dimesso con 30 giorni di prognosi. Tutti pronti a giurare di non aver avuto la minima percezione di aver investito una persona mentre erano seduti in quel monovolume che, dopo l’impatto con il blocco di acciaio, è diventata una scheggia impazzita su una pista da autoscontro. Ora però c’è un’indagine della Procura di Macerata su quanto accaduto, di fronte alla quale la polizia giudiziaria ha posto sotto sequestro l'auto dei casertani. «Oggi noi non sappiamo chi ha causato l’incidente ma, nel massimo rispetto del lavoro della Procura, sporgeremo querela contro chi quell’incidente lo ha provocato» ha ribadito l’avvocato Pierlorenzi

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