Mamma dell'operaio in lacrime: «Non dormo pensando alla bimba, mio figlio va aiutato»

Questa mattina la donna era presente in tribunale, dove si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto del figlio

Il Fiat Doblò dell'arrestato

«La notte non ho chiuso occhio pensando che in quell’incidente ci fosse anche una bambina di 9 anni. Quando ero in ospedale con mio figlio sono andata dall’altra famiglia, ho chiesto scusa, alcuni mi hanno guardato con risentimento, li capisco, mentre un’altra persona mi ha risposto che anche io ero una vittima come loro. Mio figlio deve essere seguito, a casa non riusciamo ad aiutarlo e speriamo che invece del carcere possa fare un percorso riabilitativo in una comunità». Gli occhi sono inumiditi dalle lacrime mentre sono colme di dolore e paura le parole della madre dell’operaio falconarese di 29 anni, accusato di aver provocato un doppio incidente in via della Madonnetta che ha coinvolto anche l'ex parlamentare Emanuele Lodolini e che, solo per fortuna, non si è trasformata in strage. 

La donna operata d'urgenza, l'operaio era ubriaco: arrestato e piantonato in ospedale

Questa mattina la donna era presente in tribunale, dove si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto del giovane operaio e dove il giudice ha deciso la misura cautelare in attesa del processo. Fuori dall’aula la donna ha spiegato la loro verità. «Ieri io me lo sentivo perché era fuori dalle 8 della mattina, aveva detto che sarebbe andato e tornato, ma non è tornato per pranzo. Sono uscita di casa per cercarlo. Alle 13 giravo per la città come una matta. Sono anche passata sul luogo dell’incidente in via Madonnetta. Ho visto una pattuglia della Municipale, ma non ho visto né furgone né nulla che riconducesse a lui. Ho fatto quella strada perché sapevo che li vicino c’era un campo che coltivava e che da lì sarebbe dovuto tornare. Dopo mi hanno chiamato i vigili. Aveva già bevuto il giorno prima e quella mattina lo volevo accompagnare, lui mi ha detto di no e io ho pensato che potesse andare bene perché pensavo che non bevesse anche il giorno dopo. Io penso che lui deve essere seguito da qualcuno». La speranza della famiglia è che il 29enne possa essere aiutato, anche perché, stando a quanto raccontato da familiari ed amici, dietro la furia che ieri era al volante di un Fiat Doblò, c’è un ragazzo in gamba, che si è sempre dato da fare, laborioso. Non un pazzo, bensì una persona da aiutare. E la speranza è che questa esperienza possa essere la volta buona. «A volte sembra un incubo - conclude la mamma dell’arrestato - Un incubo perché è un ragazzo fragile, che ci mette sempre la buona volontà, ma non si riesce ad aiutare». 

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