Cronaca

Doppio incidente alla Madonnetta, perizia psichiatrica per l’operaio che guidava ubriaco

Un esperto valuterà la capacità di intendere e di volere del 29enne che ha rischiato di fare una strage

Incidente alla Madonnetta

ANCONA - Di sicuro aveva bevuto, ma forse non era nel pieno delle sue facoltà mentali quando, alla guida del suo furgone Fiat Fiorino, ha seminato il panico lungo via della Madonnetta e ha causato un doppio incidente in meno di due chilometri, mandando all’ospedale una coppia e una bambina di 8 anni. 

Sarà una perizia psichiatrica, richiesta nel corso della prima udienza dagli avvocati Francesca Petruzzo e Monia Mancini, a stabilire la capacità di intendere e di volere, attuale e al momento dei fatti contestati, e l’attitudine a stare in giudizio dell’operaio agricolo falconarese di 29 anni che lo scorso 25 aprile ha invaso due volte la corsia opposta: prima si è scontrato con la Mercedes dell’ex parlamentare Emanuele Lodolini in viaggio con i genitori (tutti illesi) nei pressi della rotatoria dove si incrociano la Provinciale per Montesicuro, via Candia e via Madonnetta, poi si è dato alla fuga verso Ancona e, un paio di chilometri dopo, ha centrato in pieno il fuoristrada Toyota condotto da un meccanico anconetano di 36 anni, ferendo la figlia di lui di appena 8 anni, seduta sul sedile posteriore, e più gravemente la compagna 32enne, originaria di Bolzano (operata due volte, oltre 60 giorni di prognosi).

All’arrivo dei soccorritori e della polizia municipale, il 29enne, praticamente illeso ma fuori di sé, aveva cercato di scappare, finendo per colpire e mandare all’ospedale un vigile urbano, prima di essere arrestato per resistenza, lesioni stradali gravissime e fuga da incidente. L’esame alcolemico condotto all’ospedale ha confermato che era ubriaco: 3,04 g/l, cioè 5 volte oltre il limite consentito dalla legge. Ora si aspetta l’esito degli accertamenti tossicologici. Ma intanto i suoi legali hanno richiesto una perizia psichiatrica: l’incarico verrà conferito il prossimo 26 giugno allo psichiatra Massimo Melchiorre, a cui toccherà il compito di scandagliare la mente dell’operaio, che si trova agli arresti domiciliari presso il Centro per le dipendenze patologiche.

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