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Il Cane guida Italo

Il Cane guida Italo

Ipovedente inciampata sul blocco di cemento: "Ecco cosa si prova, anzi ve lo racconta il mio cane guida"

La vicepresidente dell'Unione Ciechi Stefania Terrè ci ha scritto esprimendo la volontà di raccontare nei dettagli la sua disavventura. A dire il vero, a raccontarcelo è il suo cane guida

Ad inciampare sul blocco di cemento posto a margine delle bancarelle della fiera di San Ciriaco lo scoso 3 maggio era stata proprio la vicepresidente dell'Unione Ciechi Stefania Terrè che, dopo aver letto la notizia su AnconaToday, ci ha scritto esprimendo la volontà di raccontare nei dettagli la sua disavventura, quando la sicurezza è diventata per lei barriera archiettonica. Anzi, a dire il vero, a raccontarcelo è il punto di vista di un cane, il suo cane guida

"Ciao a tutti, mi chiamo Italo, ho tre anni e sono un cane guida. Vorrei raccontarvi una vicenda che mi è capitata qualche giorno fa ad Ancona. Prima di tutto vi dico che ho deciso di raccontarvela perché alcuni giornali hanno scritto di me e della mia padroncina, ma ci tenevo a farvi sapere esattamente e nei dettagli, cosa ci è capitato qualche giorno fa. Giovedì 3 maggio, come sempre ho accompagnato la mia padroncina al lavoro. Stranamente però, non siamo scesi alla solita fermata di piazza Kennedy, perché ad Ancona avevano cambiato la viabilità a causa di una fiera. Nessun problema per me. Scesi a Piazza Cavour, ho capito che dovevo andare verso il porto dove lavora la mia padrona. Il percorso non è stato facile come sempre, però io sono stato molto attento e tra un telone sul marciapiede, un cavo in mezzo la strada e una bancarella, ho fatto arrivare indenne la mia Stefania sana e salva al lavoro. Quando siamo usciti dal lavoro però, la mia padroncina doveva ritornare a piazza Cavour per prendere di nuovo l’autobus. Così, mi ha diretto verso il marciapiede davanti al Teatro Delle Muse dove in genere al lato stazionano i taxi. A metà marciapiede mi accorgo che c’era uno strano ostacolo mai visto lì, allora mi sono fermato e ho valutato se trovavo una via meno rischiosa che non quel passaggio di circa mezzo metro tra un blocco di cemento e i cartelloni pubblicitari. Io ero indeciso se non convenisse magari scendere dal marciapiede. La mia padroncina però, che qualche volta non si fida di me, mi dice: “Italo, cosa c’è? Dai dai che dobbiamo andare a prendere il pullman forza vai vai!”. A questo punto, io obbedisco, stando ben attento che lei mi stesse ben vicino. Proprio mentre eravamo in mezzo ai due ostacoli però, la mia padroncina, forse certa che non ci fosse nessun pericolo si scosta da me leggermente verso destra anche se di poco, ma quanto è bastato per urtare il cubo di cemento e farla cadere rovinosamente sul selciato bagnato. Io mi sono spaventato tantissimo! Tanto che mi sono buttato a pancia a terra pure io pensando ad un attentato alla nostra persona. Fortunatamente, proprio lì vicino, c’erano degli umani con delle divise colorate che hanno soccorso la mia padroncina dolorante. Ci hanno fatto salire su un’ambulanza che so cos’è perché ci sono stato un’altra volta e lì c’era anche una donna che chiamavano Lavinia che a me stava molto simpatica perché mi ha fatto tanti complimenti. Volevano portare Stefania al pronto soccorso, ma lei non ha voluto perché ha detto che aveva con se una busta piena di pesce e se andava al pronto soccorso si sarebbe potuto rovinare perché, si sa, dopo un giorno il pesce puzza. Io non mangio il pesce perché una volta l’ho mangiato e mi ha fatto venire il cagotto. La mia padroncina era molto arrabbiata e ha chiesto ai vigili perché quel blocco di cemento stava sul marciapiede. Le hanno spiegato che era per proteggere una bancarella da un eventuale attacco terroristico. Però pioveva, la bancarella era andata via e quindi è rimasto quel pertugio di 50 centimetri che in realtà non doveva esserci. Io non lo so perché i terroristi dovrebbero prendersela con la festa di San Ciriaco, forse perché ho sentito dire che San Ciriaco è stato ucciso dai Saraceni e quindi evocare il Santo potrebbe scatenare una rappresaglia da parte dell’ISIS. Ma torniamo alla storia.

Il Sabato successivo, la mia padroncina ha deciso di andare al pronto soccorso di Torrette. Nella sala d’attesa c’erano tante persone, ma io ho attirato l’attenzione di tutti. Chi mi lanciava bacini, chi mi accarezzava, chi mi sorrideva, insomma in un attimo sembrava che la sofferenza dipinta nelle facce di quegli umani fosse scomparsa. Dopo qualche ora siamo entrati per la visita. La dottoressa è stata molto gentile e professionale. Ma la sorpresa più grande è stata quando sono entrato in una strana stanza buia, dove non ero mai stato. Hanno fatto sdraiare la mia padrona su di un tavolo d’acciaio. Io ero molto preoccupato, ma i due signori sono stati tanto carini con me, uno mi scattava foto, l’altro mi ha fatto un filmino da far vedere alla sua bambina e ha detto che prenderà un cane come me. Dopo hanno fatto qualche fotografia alla mia padrona e hanno obbligato la mia padrona a salire su di una carrozzina con le ruote. Io non volevo che la signora che spingeva la carrozzina si sforzasse e così aiutavo a tirare la carrozzina attaccato al guinzaglio. Andavamo velocissimi! Tanto che la signora che spingeva diceva che non riusciva a starci dietro! Anche in ortopedia sono stati tanto gentili, hanno fatto tante domande su di me, sì ok, anche tante domande su cosa fosse capitato alla mia padrona. Insomma, in tutta questa storia posso dirvi che, è vero che di ostacoli nella vita se ne incontrano tanti, imprevisti o premeditati, come chi parcheggia sulle strisce pedonali o chi parcheggia gli scooter sul marciapiede, ma quando incontri degli umani come i signori della Croce Gialla di Ancona e tutto il personale dell’ospedale di Torrette che si è preso cura della mia padrona, quasi quasi, sembra di vivere davvero in un paese civile. Un’ultima cosa: hanno scritto che la mia padroncina ha 56 anni, ma non vi dico quanti anni ha perché so che le umane non gradiscono dire la propria età, anche se sono belle e simpatiche come la mia Stefania. Io invece la mia età ve l’ho detta e sono un cane guida felice perché svolgo un lavoro molto importante. A proposito, quando mi incontrate per la strada potete salutare la mia padroncina ma cercate di non disturbare me, altrimenti sì che rischio di sbagliare e farle prendere un palo.

Firmato Italo. Un cane speciale."

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