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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca Jesi

Altro che bio: polli uccisi a calci e niente vita all’aria aperta. Fileni nel mirino di Report

L’azienda avicola, fiore all’occhiello dell’industria marchigiana, è finita nel mirino della trasmissione Report attraverso l’inchiesta della giornalista Giulia Innocenzi sul presunto mancato rispetto di alcuni parametri per potersi fregiare del marchio bio

JESI - E’ la terza industria d’Italia per la produzione di carne di pollo. Ogni anno nei suoi capannoni ospita 50 milioni di capi. Fileni è un colosso del settore e da tempo si fregia del marchio bio. Ma per poterlo fare deve rispettare alcuni parametri di riferimento, tra cui il fatto che i polli dovrebbero trascorrere un terzo della loro vita all’aria aperta. Ma dalle immagini riprese di nascosto dalla Lav, associazione in difesa degli animali, emergerebbe tutt’altro. Infatti per giorni gli animali non si vedono uscire dagli stabilimenti dove, sembrerebbe, trascorrono invece larga parte della loro esistenza. Ma la cosa più atroce riguarda la soppressione di alcuni capi da parte degli operai. Il metodo più diffuso sarebbe quello della torsione del collo, ma le immagini riprendono anche alcuni uomini intenti a prendere a calci i polli e a lasciarli agonizzanti a terra. Una pratica, oltre che disumana, anche pericolosa ai fini della condizione igienica dello stabilimento. In quanto le carcasse lasciate incustodite in mezzo agli altri capi vivi potrebbero scatenare casi di cannibalismo. Di norma, tra l’altro, lo stabile andrebbe supervisionato due volte sl giorno per controllare che non ci siano animali morti e lasciati nell’incuria. Mentre dai video ripresi dalla Lav si notano alcune carcasse abbandonate da giorni. Ma il motivo per cui questi animali verrebbero soppressi? Secondo la testimonianza di un ex operaio perchè non sono abbastanza grossi. Oppure perchè non raggiungono l’altezza standard. In fase di macellazione, infatti, se il pollo non arriva al taglio del collo rischia di bloccare il processo. 

Il pollo broiler

Un altro aspetto riguarda una particolare qualità di pollo: il broiler. Ovvero quello allevato unicamente per il consumo della sua carne. Un tipo di pollo che arriva ad avere un petto di dimensioni così grandi da impedirgli di stare in piedi. Il pollo broiler non può essere considerato un pollo bio, mentre dalle immagini riprese dalla onlus Lav sembrerebbe che la stessa qualità venga allevata negli stabilimenti Fileni. Dunque secondo l’associazione animalista l’industria marchigiana non rispetterebbe i termini per la denominazione bio. Ma l’azienda avrebbe subito inviato una mail di risposta alla redazione della trasmissione, adducendo che in poche ore di osservazione non si può rappresentare correttamente la situazione. E soprattutto si tiene a sottolineare che la rappresentazione fornita dal servizio televisivo è una mistificazione della realtà.

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