Inchiesta raffineria, raffica di avvisi di garanzia: indagati i vertici dell'Api

Indagati i vertici della raffineria per le esalazioni che lo scorso aprile hanno ammorbato l’aria di Falconara. Oltre mille le denunce arrivate alla Procura di Ancona

Foto di repertorio

Api sotto accusa per le esalazioni che tra l’ 11 e il 17 aprile hanno reso l’aria di Falconara praticamente irrespirabile. La Procura di Ancona, che sta accertando le cause e le eventuali responsabilità sulla manutenzione del serbatoio TK61, ha iscritto 16 persone nel registro degli indagati tra cui i vertici della stessa azienda e i relativi avvisi di garanzia sono già stati notificati alle parti nella mattinata di oggi. I reati di cui gli indagati saranno chiamati a rispondere sono l’emissione di esalazioni nocive e moleste, l’inquinamento ambientale colposo e le lesioni personali. Sono oltre 1.000 le denunce di cittadini e associazioni arrivate ai carabinieri della tenenza falconarese durante le esalazioni e finite sul tavolo della procura. Proprio a causa di questo alto numero le parti offese potranno prendere visione e ritirare l’avviso di garanzia direttamente negli uffici dei comuni di Ancona e Falconara. 

La maxi indagine dovrà far luce sullo stato di manutenzione del serbatoio che secondo le prime ricostruzioni doveva essere sottoposto a dei lavori, rinviati invece di oltre un anno. E’ proprio da quella grande cisterna che si trova in prossimità del mare che l’11 aprile si sono levate le esalazioni. Durante una prova relativa alla certificazione antincendio il getto dell’acqua fece inclinare il coperchio del deposito causando il trafilamento del contenuto. Risultato: aria di Falconara irrespirabile per una settimana con il vento che in alcuni casi ha trasportato l’odore di gas anche nelle città limitrofe, Ancona compresa. Il caso aveva portato a una mobilitazione popolare oltre allo sciopero da parte dei lavoratori della raffineria che hanno sostenuto di aver inutilmente segnalato la necessità di svuotare il serbatoio prima di iniziare i lavori per la realizzazione di un doppiofondo. 

L’Api ha replicato già a suo tempo di aver costantemente monitorato e segnalato alle autorità competenti quello che stava accadendo nella raffineria, aprendola anche a ogni forma di ispezione. L’azienda ha sottolineato che nessun lavoratore è stato esposto a rischi prima, durante o dopo la soluzione del problema e che i valori di benzene registrati dalle centraline ARPAM sono sempre stati ampiamente al di sotto delle soglie previste dalla normativa. 


 

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