Una passeggiata bendati, per "sentire" la strada con un cieco

Da Piazza Diaz fino a piazza Cavour con Aldo Grassini, cieco dall'età di sei anni. Ci siamo bendati per un pezzo del tragitto al fine di vivere la strada come la vive lui. Le strade si potrebbero migliorare tanto

Aldo Grassini

Tutti i giorni, mentre percorriamo le strade della nostra città, abbiamo la sensazione che tutto sia sostanzialmente a posto e in ordine, ma per un signore come Aldo Grassini, cieco dall’età di sei anni, la città è una vera e propria giungla. Aldo è presidente del Museo Omero e della sezione di Ancona dell’U.i.c. (Unione italiana ciechi) e ieri abbiamo deciso di fare una passeggiata con una sua amica, Maria Luisa, da Piazza Diaz fino a Piazza Cavour, per capire come una persona non vedente possa muoversi nel centro di Ancona.

Per i non vedenti sono da evitare gli spazi aperti perché non ci sono punti di riferimento. Camminiamo dunque sul marciapiede sinistro del Viale della Vittoria in direzione del porto, dove Aldo può “sentire” il muro con il proprio bastone. Il nemico numero uno sono i pali di ogni genere: cassette delle lettere, lampioni, cartelli stradali, alberi. Sono ovunque e sono insidiosissimi perché non sempre il bastone è capace di individuarli e si trovano spesso in mezzo ai marciapiedi, quando potrebbero tranquillamente essere a ridosso della carreggiata stradale. Aldo dice che nella sua vita, ha collezionato una serie di “bitorzoli” (come li ha chiamati lui) sugli stinchi e alcuni segni all’altezza delle sopracciglia, che testimoniano gli innumerevoli colpi presi da ostacoli che non è riuscito ad evitare. Pazienza! Dice scherzando e si fa una bella risata. Resta il fatto che, non essendo barriere strutturali, si potrebbero evitare con grossa facilità, grazie ad esempio alla segnaletica a bandiera (attaccata orizzontalmente ai palazzi) che libererebbe i marciapiedi, ma si dovrebbe chiedere il permesso ai residenti, troppo impegnativo. A questo si aggiungano i bidoni dell’immondizia, gli scooter e le auto parcheggiate sui marciapiedi, che ostruiscono il passaggio anche ad una persona con una vista perfetta, figuriamoci ad un non vedente.

Arrivati all’incrocio con via De Bosis, decidiamo di attraversare sulle strisce pedonali. Passano ben 12 automobili e 6 scooter prima che qualcuno si fermi, siamo anche fortunati perché ci lasciano passare grazie ad una signora che, senza remore, si butta in mezzo alla strada con un passeggino. Per attraversare Aldo può contare solo sul rumore delle auto e il silenzio è il segnale che si può passare, non vi sono altri metodi visto che, in tutta la città di Ancona, i segnalatori acustici sono circa 15 e Aldo ci spiega come da Piazza Ugo Bassi siano stati tolti perché infastidivano i residenti. Questo ci fa pensare su come il Comune sia ben disposto ad andare incontro alle esigenze dei cittadini. Si potrebbe chiedere - paradossalmente - al Comune di eliminare il traffico. Perché no? In fondo anche quello dà fastidio a molte persone.

Arriviamo fino all’incrocio di via 24 Maggio e lì decidiamo di attraversare due incroci con gli occhi bendati per capire davvero come si vive la città senza poter vedere nulla: una folle paura di fare movimenti pericolosi, una paura che irrigidisce i muscoli e che per un momento non ci fa più muovere. Certo noi non siamo dei veterani del buio come Aldo, ma tanti anni fa non lo era neppure lui e ci spiega che ci vogliono anni per acquistare sicurezza. Rimane l’incredulità che una persona possa basarsi solo sui rumori dei motori per attraversare, è rischioso, ma Aldo risponde: “Noi non possiamo permetterci distrazioni e attraversiamo solo quando siamo sicurissimi, rischia molto più una persona che vede ma che attraversa distrattamente”. Insomma, il rischio fa parte del mestiere e andiamo avanti. Attraversiamo poi l’incrocio che, dopo aver superato il Comune e le Poste centrali, ci porta alla zona antistante Piazza Cavour e mentre attraversiamo un’auto (ci ha detto poi Maria Luisa), spazientita dalla nostra lentezza, c’è sfrecciata davanti mentre stavamo attraversando l’incrocio, non c’è limite all’inciviltà cittadina.

Decidiamo poi di tornare indietro passando per via Palestro e, ogni pochi metri, Maria Luisa avvisa Aldo dei pericoli: prima l’immondizia per terra, poi una cassetta delle lettere che occupa l’intero marciapiede, pali a non finire e di ogni genere, macchine sui marciapiedi, lavori in corso e travi di legno, insomma un cimitero che non ha impedisce ad Aldo di prendere alcune botte. Alla fine ritroviamo a Piazza Diaz.

Di prendere un autobus non se ne parla proprio perché un non vedente non sa mai che autobus sia e sai che calvario se ci si dovesse sbagliare, meglio evitare. Aldo per anni si è battuto per un segnale acustico che dal mezzo stesso indicasse il numero dell’autobus al momento dell’arrivo alla fermata. Una battaglia andata a vuoto, in fondo anche quello potrebbe infastidire qualche utente del mezzo pubblico.

Insomma non c’è vita facile per i non vedenti nei meandri della city anconetana e per fortuna la zona della nostra passeggiata di ieri, a detta di Aldo Grassini, è la più tranquilla e “regolare” di Ancona. Sicuramente miracoli non se ne possono fare perché di ostacoli se ne trovano sempre e il traffico non si può eliminare, la cosa spiacevole è che, come sempre di fronte a questi casi, non si fa mai nulla per eliminare quegli impedimenti che non hanno senso di esistere e che nascono dal solito problema: mancanza di cultura. Quando si fanno le cose, chi si ferma a pensare che un palo in mezzo al marciapiede possa dare fastidio ad un cieco? Il problema è che non ci si pensa mai. Come quella sera del Dicembre del 2005 in cui Aldo, dopo una sera a teatro, si è fatto riaccompagnare a casa da un tassista che, probabilmente, non ha pensato che lasciarlo nella traversa a fianco di quella di casa sua, potesse essere un problema: Aldo quella sera ha girato per un’ora e mezza sotto la pioggia fino a quando non ha trovato il suo portone. Il problema è che semplicemente non ci si pensa, il problema è che, se è vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, è altrettanto vero che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.
 

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