Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Raffica di archiviazioni per l'inchiesta in Comune, sospiro di sollievo per 3 assessori

Dei 33 indagati meno della metà ora rischiano il rinvio a giudizio. Caso chiuso per gli assessori Marasca (Cultura), Sediari (Urbanistica e Commercio) e Foresi (Manutenzioni)

A circa 2 anni dalle perquisizioni negli uffici del Comune di Ancona, sono scattate le archiviazioni riguardo l'inchiesta "Ghost Jobs", per le presunte irregolarità nell'iter degli appalti pubblici. Possono quindi tirare un sospiro di sollievo gli assessori Pierpiaolo Sediari, Stefano Foresi e Paolo Marasca, che hanno visto archiviate le loro posizioni. Per la procura di Ancona non ci sono responsabilità.

Tra i reati presenti nel fascicolo degli assessori anconetani c'erano abuso d'ufficio, omissioni d'atto d'ufficio (Foresi e Marasca), falso, turbativa d'asta (Sediari) e truffa. A seguito delle archiviazioni sono 4 gli indagati del Comune di Ancona, che hanno già ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Si tratta di Paolo Manarini, assessore ai Lavori Pubblici, l'ex dipendente Bonci, l'ingegnere Maurizio Ronconi e l'ex impiegato al Servizio Manutenzione e Protezione Civile Gabriele Gatti. Gli altri 8 indagati sono imprenditori di ditte che, dal Comune dorico, avevano ricevuto gli appalti finiti al centro dell'inchiesta. All'assessore Manarini viene contestato il falso ideologico commesso in concorso con l'ingegner Ronconi ed altri tre imprenditori. Secondo la procura Manarini avrebbe falsificato l'andamento dei lavori, spostando la data di inizio da gennaio 2019 a dicembre 2018, riuscendo così a ricevere i fondi necessari, erogati solamente se l'appalto fosse stato affidato entro la fine del 2018. Più grave la posizione dell'ex geometra Simone Bonci, implicato nel reato di corruzione. Secondo l'accusa l'ex dipendente comunale avrebbe facilitato l'affidamento di alcuni appalti (laghetti del Passetto e cimiteri) in cambio di alcune utilità, quali un bagno di casa ristrutturato, una caldaia e prodotti hi-tech. Delle 33 persone indagate all'inizio dell'inchiesta, sono quindi 12 quelle che ora rischiano il rinvio a giudizio.

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